Trump chiude Harvard agli studenti stranieri: "Campus non sicuro"
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Redazione Esteri
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L’amministrazione Trump ha deciso di escludere l’Università di Harvard dal programma federale che permette agli studenti internazionali di studiare legalmente negli Stati Uniti, accusando l’ateneo di aver creato un "ambiente non sicuro". La segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, ha comunicato la sospensione immediata dello Student and Exchange Visitor Program (SEVP), privando così Harvard della possibilità di iscrivere nuovi alunni provenienti dall’estero.
Quella tra la Casa Bianca e l’istituzione accademica più prestigiosa d’America è una battaglia che si trascina da tempo, ma il nuovo provvedimento segna un’escalation senza precedenti. Secondo il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, gli studenti stranieri già immatricolati dovranno trasferirsi in un altro ateneo entro un termine stabilito, pena la revoca del visto e dello status legale. Una mossa che, se applicata, costringerebbe migliaia di giovani a lasciare Cambridge, nel Massachusetts, dove Harvard ha la sua sede storica.
Le motivazioni ufficiali parlano di carenze nella sicurezza del campus, sebbene non siano stati forniti dettagli specifici. Fonti interne all’università, tuttavia, lasciano intendere che la decisione sia politicamente motivata, legata alle frizioni tra Trump e il mondo accademico, spesso critico verso le sue politiche. Harvard, che vanta una lunga tradizione di autonomia, ha già annunciato di voler contestare il provvedimento, difendendo la propria reputazione di luogo aperto e inclusivo.
Non è la prima volta che l’amministrazione repubblicana prende di mira le università, ma il caso di Harvard assume un peso simbolico particolare. L’ateneo, fondato nel 1636, rappresenta un faro dell’eccellenza accademica globale, e la sua capacità di attrarre talenti da ogni parte del mondo è da sempre uno dei suoi punti di forza. Se la sospensione dovesse confermarsi, le ripercussioni andrebbero ben oltre i confini del campus, minando un sistema che per decenni ha formato scienziati, economisti e leader internazionali.
Intanto, tra gli studenti stranieri già iscritti cresce l’incertezza. Molti di loro, arrivati negli Stati Uniti con visto F-1, si trovano ora di fronte a una scelta obbligata: cambiare università o rischiare l’espulsione. Un dilemma che riguarda non solo il percorso accademico, ma anche investimenti economici e progetti di vita. Senza contare che, per alcuni Paesi, le restrizioni sui visti imposte da Trump negli ultimi anni avevano già reso più complesso l’accesso al sistema educativo americano.




