Zelensky conferisce un'onorificenza a Heraskevych, lo skeletonista ucraino squalificato dalle Olimpiadi per il casco della memoria
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Redazione Sport
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La vicenda che ha scosso i Giochi invernali di Milano-Cortina, e che vede al centro il portabandiera dell'Ucraina Vladyslav Heraskevych, ha avuto un nuovo, significativo sviluppo, destinato ad alimentare ulteriormente il dibattito sui confini tra sport e memoria storica. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, con un decreto firmato nella giornata di ieri, ha insignito l'atleta dell'Ordine della Libertà, motivando la decisione con il "servizio disinteressato al popolo ucraino, il coraggio civico e il patriottismo" dimostrati nel difendere gli ideali di libertà e i valori democratici -1. Un riconoscimento solenne che arriva all'indomani della squalifica comminata all'atleta, il quale si era rifiutato di ottemperare all'ultima richiesta del Comitato Olimpico Internazionale, quella di gareggiare senza il suo casco, divenuto ormai il simbolo di una protesta silenziosa ma dal peso specifico enorme.
La ragione del contendere: un casco per non dimenticare
Al centro della controversia, che ha tenuto banco per giorni prima dell'inizio delle gare di skeleton, c'è proprio quel "casco della memoria". Sulla sua superficie, Heraskevych aveva fatto applicare i volti di ventidue atleti ucraini, ragazzi e ragazze, promesse e campioni dello sport, che hanno perso la vita nel conflitto con la Russia, a partire dall'escalation dell'invasione su vasta scala del febbraio 2022 -1. Non si tratta solo di un elenco di nomi, ma di storie personali e tragiche: tra questi, la kickboxer Karyna Bakhur, uccisa in un attacco missilistico sulla regione di Kharkiv nel novembre del 2025; il biatleta Yevhen Malyshev, caduto in combattimento nelle battaglie per Kharkiv nel marzo del 2022; e la ballerina Daria Kurdel, vittima di un attacco su Kryvyi Rih nell'estate del 2022 -1-6. Ognuno di quei volti, stampati su un casco da competizione, rappresentava una testimonianza del prezzo che il mondo sportivo ucraino sta pagando, un tributo di sangue che Heraskevych voleva portare idealmente sul podio o, quantomeno, lungo il budello di ghiaccio di Cortina.
Il CIO, tuttavia, ha applicato in modo rigoroso la Regola 50 della Carta Olimpica, quella che vieta qualsiasi forma di manifestazione politica o di propaganda nei luoghi di gara e durante le competizioni. Il portavoce del Comitato, Mark Adams, aveva già anticipato nei giorni precedenti la linea dura dell'ente, sostenendo che permettere una deroga per Heraskevych avrebbe aperto un vaso di Pandora, innescando il "caos" con richieste simili da parte di altri atleti in rappresentanza di ognuno dei numerosi conflitti in corso nel mondo -4. L'interpretazione del CIO è stata netta: il messaggio, per quanto comprensibile e rispettabile, non poteva essere veicolato in pista. All'atleta era stato proposto di esprimere il suo dolore e la sua protesta in altre sedi, come le interviste nella zona mista, le conferenze stampa o i propri canali social, ma non direttamente durante l'esecuzione della prova, un compromesso che lo skeletonista ha però sempre respinto con convinzione.
L'incontro con Kirsty Coventry e l'epilogo in pista
Per tentare di scongiurare l'esclusione, era intervenuta personalmente anche la presidente del CIO, Kirsty Coventry. La stessa Coventry, ex atleta e a lungo a capo della commissione atleti, ha raccontato di aver avuto un colloquio "molto rispettoso" con Heraskevych, nel quale ha cercato di fargli comprendere la necessità di preservare gli spazi di gara come aree neutrali e sicure per tutti i partecipanti -3. La presidente ha ribadito che nessuno metteva in discussione il significato del suo gesto, ma che l'applicazione delle regole, definite a suo dire in collaborazione con gli stessi atleti, doveva essere uguale per tutti per garantire equità e protezione -8. Nonostante la comprensione personale espressa dalla numero uno del CIO, l'incontro non ha prodotto l'esito sperato: Heraskevych non era intenzionato a fare un passo indietro, fedele alla sua idea che onorare i compagni caduti non fosse un atto politico in senso stretto, ma un dovere morale.
Così, poche ore prima della sua prima discesa, è arrivata la comunicazione ufficiale della squalifica. L'atleta, che pure aveva potuto utilizzare il casco durante le sessioni di allenamento, è stato rimosso dalla lista di partenza della competizione -6. A Titolo personale, e come gesto di distensione, Coventry è poi intervenuta affinché a Heraskevych non venisse ritirato il badge di accreditamento, permettendogli così di rimanere al villaggio olimpico e di seguire i Giochi da spettatore, un piccolo gesto che però non ha potuto restituirgli la possibilità di gareggiare -3.
La reazione di Kyiv e il significato di un' onorificenza
La decisione del CIO ha immediatamente scatenato una dura reazione da parte delle autorità ucraine. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha parlato di una "pagina vergognosa" per il Comitato Olimpico, accusato di aver messo al bando non un atleta, ma la propria stessa reputazione, continuando a non contrastare adeguatamente la Russia -6. In questo clima di forte contrapposizione, si inserisce la mossa del presidente Zelensky, che con la firma del decreto presidenziale ha voluto lanciare un messaggio chiaro: Vladyslav Heraskevych è un eroe nazionale, e la sua battaglia per la memoria è giusta e meritevole del più alto riconoscimento dello Stato. Il capo dello Stato ucraino ha sottolineato come lo sport non debba significare amnesia, e come il movimento olimpico dovrebbe aiutare a fermare le guerre, non a favorire gli aggressori -1. Un parallelo, quest'ultimo, che Zelensky ha voluto ribadire sottolineando come tredici atleti russi, nonostante il conflitto, siano presenti in Italia e gareggino sotto bandiera neutrale -1.
L'onorificenza conferita a Heraskevych, dunque, trascende l'ambito puramente sportivo per diventare un atto politico di alto profilo, una risposta istituzionale a quella che a Kyiv viene percepita come una ingiustizia e una mancanza di coraggio da parte del CIO. L'atleta, da parte sua, pur esprimendo amarezza per aver visto sfumare anni di sacrifici e di allenamenti (ha raccontato di aver dedicato allo skeleton undici o dodici sedute a settimana negli ultimi quattro anni), ha ribadito di aver pagato un prezzo per la dignità e di essere in pace con la propria coscienza -5-6. La sua figura, oggi più che mai, incarna la complessa e dolorosa intersezione tra la purezza della competizione e la cruda realtà della guerra, un cortocircuito che questi Giochi olimpici difficilmente potranno dimenticare. Il suo appello, il suo gesto, continueranno a riecheggiare ben oltre la pista di Cortina, mentre i riflettori si spostano ora sulle prossime gare, su un ghiaccio che per lui non si è mai rivelato così sottile.




