Declassamento del lupo, la Camera dice sì. Il testo ora passa al Senato
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Redazione Interno
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Con un voto che ha registrato 122 favorevoli, 7 contrari e 63 astenuti, l'Aula di Montecitorio ha compiuto un passo significativo, approvando in prima lettura la legge di delegazione europea per il 2025. All'interno di questo provvedimento omnibus, che annualmente stabilisce quali atti dell'Unione debbano essere recepiti nell'ordinamento nazionale, trova posto l'articolo 8, quello che delega il governo ad attuare il declassamento dello status di protezione del lupo. Una misura, questa, che allinea l'Italia a quanto già stabilito a livello comunitario lo scorso maggio, modificando la classificazione della specie da "rigorosamente protetta" a semplicemente "protetta". Il percorso legislativo, tuttavia, non è ancora concluso, poiché il disegno di legge dovrà ora affrontare l'esame del Senato per la decisione definitiva.
Le ragioni di una scelta dibattuta
La decisione, sostenuta con forza da alcuni gruppi politici, è stata motivata dalla necessità di gestire situazioni di conflitto, sempre più frequenti, tra la presenza del carnivoro e le attività umane, in particolare l'allevamento. Come ha sottolineato una nota politica, l'articolo è considerato di particolare importanza, sebbene abbia destato un vivace dibattito. La nuova classificazione, in linea con la revisione operata dalle istituzioni europee, apre infatti a future possibilità di intervento gestionale più incisivo da parte delle regioni, le quali potranno valutare, sulla base di specifici piani, la deroga alla protezione integrale. Si tratta di una svolta non solo formale, che molti addetti ai lavori attendevano da tempo per cercare di contenere i danni al bestiame, un fenomeno che negli ultimi anni ha registrato un incremento notevole in diverse zone del paese, dalle Alpi agli Appennini.
Le voci contrarie della scienza e dell'associazionismo
Contro questa direzione, però, si è levata una sa opposizione di natura scientifica e ambientalista. Centinaia di associazioni e un nutrito gruppo di ricercatori e biologi avevano espresso forti perplessità, giudicando il declassamento una decisione pericolosa e ascientifica, che rischia di minare decenni di sforzi per la conservazione della specie. Le critiche si concentrano sul fatto che il lupo, nonostante la lenta ripresa numerica, non abbia ancora raggiunto uno stato di conservazione favorevole in tutto il territorio nazionale e che, pertanto, rimuovere lo scudo della protezione rigorosa costituisca un azzardo. I detrattori della norma temono che si possa innescare, di fatto, una stagione di abbattimenti selettivi su larga scala, i quali, oltre a porre questioni etiche, potrebbero destabilizzare gli equilibri ecologici degli ecosistemi in cui il predatore svolge un ruolo regolatore fondamentale.
Il prossimo passo a Palazzo Madama
Ora la palla passa al Senato, chiamato a esprimersi sul medesimo testo senza poterlo modificare, in quanto legge di delegazione. Il governo, qualora il via libera definitivo arrivasse, avrebbe trenta giorni di tempo per emanare i decreti legislativi attuativi del recepimento. Quel che è certo è che il voto della Camera ha segnato un punto di non ritorno nel complesso dossier della convivenza con il grande carnivoro, accelerando un processo i cui effetti concreti si misureranno nei prossimi mesi, quando le regioni si troveranno a dover redigere i piani di gestione entro il nuovo quadro normativo, meno restrittivo ma, per molti versi, più delicato da applicare.




