Pasqua tra mostre e musei, il lungo weekend all’insegna dell’arte nelle città italiane

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’Emilia-Romagna, come del resto l’intero panorama nazionale, si appresta a vivere le festività pasquali con un’offerta culturale particolarmente densa, capace di trasformare un semplice ponte festivo in un’occasione per esplorare il patrimonio artistico italiano. Se da un lato le città d’arte emiliane, da Piacenza a Ferrara, schierano un fitto calendario di esposizioni – trentuno per la precisione – che spaziano dai Macchiaioli di Fattori alla fotografia contemporanea, passando per il fumetto e l’installazione immersiva -1, è l’intera penisola a mobilitarsi per accogliere i visitatori con aperture straordinarie. Questa scelta, va detto, non solo favorisce il turismo culturale ma restituisce ai musei quel ruolo di centralità sociale che spesso viene loro riconosciuto proprio durante le festività.

Milano, tra grandi classici e sperimentazione contemporanea

Nel capoluogo lombardo, la scelta è particolarmente variegata. Palazzo Reale, fedelissimo alle sue abitudini, resterà aperto senza soluzione di continuità sia il giorno di Pasqua sia quello di Pasquetta, offrendo ai visitatori quattro grandi mostre che vanno dall’universo visionario di Anselm Kiefer (“Le Alchimiste”) alla riflessione sulla Metafisica, passando per i ritratti di Robert Mapplethorpe. E proprio mentre la prima domenica del mese garantisce l’ingresso gratuito nei musei civici come il Castello Sforzesco o il Museo del Novecento (attenzione però: chiuderanno invece il lunedì), il contemporaneo trova spazio al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea – e alla Fabbrica del Vapore, luoghi che, con programmi distinti come la mostra di Marco Fusinato o “Macro Pop”, confermano la vocazione eclettica della città. Non manca, in questo contesto, la rilettura della collezione del Maxxi affidata ad Alex Da Corte: un’operazione, quella denominata “The Large Glass”, che mette in dialogo maestri come Alighiero Boetti e Marisa Merz con artisti internazionali, restituendo allo spettatore una geografia affettiva e del tutto inedita dell’arte italiana.

Torino, omaggi internazionali e il caso Klimt

Spostandosi a Torino, il discorso si fa altrettanto interessante se non altro per la varietà degli appuntamenti. Un viaggio a Palazzo Madama, ad esempio, consente di ammirare il celebre “Donna in blu che legge una lettera” di Vermeer, un prestito prezioso dal Rijksmuseum di Amsterdam che da solo giustifica la visita. Parallelamente, le Gallerie d’Italia ospitano il progetto fotografico di Nick Brandt sulla crisi climatica (“The Day May Break”), mentre la Pinacoteca Agnelli ha recentemente chiuso (era il 6 aprile) la retrospettiva su Alice Neel, una delle più grandi interpreti del ritratto del Novecento. Ma è forse a Piacenza, a incuriosire maggiormente, che si consuma un vero e proprio giallo artistico. Il “Ritratto di signora” di Gustav Klimt, rubato nel lontano 1997 dalla Galleria Ricci Oddi e poi misteriosamente ritrovato nel 2019 dentro un sacchetto di plastica occultato tra l’edera del muro esterno, torna finalmente in esposizione stabile dopo il tour in Corea. La tela, che l’artista viennese dipinse sovrapponendola a un altro ritratto (scoperta questa fatta da una studentessa negli anni Novanta), rappresenta un unicum nella storia delle indagini artistiche italiane; vederla oggi, nel museo piacentino che ha subito un importante restyling firmato Lissoni & Partners, aggiunge un ulteriore tassello alla ricostruzione di quella vicenda giudiziaria ancora avvolta in alcuni lati oscuri.

Firenze, Rothko e la luce del Rinascimento

Scendendo verso il cuore del Rinascimento, Firenze gioca un’altra partita, decisamente di alto profilo. La grande attesa è tutta per la mostra su Mark Rothko, allestita tra gli spazi di Palazzo Strozzi, il Museo di San Marco e la Biblioteca Medicea Laurenziana. Un’operazione curatoriale complessa – firmata dal figlio dell’artista, Christopher Rothko – che mette in relazione le cromie astratte e vibranti del pittore americano con la spiritualità del Beato Angelico e l’architettura di Michelangelo. Non è usuale, infatti, che un maestro dell’Espressionismo Astratto venga “contestualizzato” in maniera così letterale con i maestri del passato, ma è proprio questa la sfida: dimostrare come il dialogo tra l’arte contemporanea e quella antica non sia solo possibile, ma anzi fisiologico in una città come Firenze.

Bologna e Ferrara, ironia e Belle Époque

E mentre a Genova si celebra la grandezza di Antoon van Dyck e nelle Marche si scoprono le bellezze meno note, l’Emilia-Romagna non si limita alla pittura classica. A Bologna, il MAMbo propone “Facile ironia”, un’esposizione corale che riunisce Piero Manzoni, Maurizio Cattelan e Michelangelo Pistoletto per indagare il lato beffardo e dissacrante dell’arte italiana tra XX e XXI secolo. A Ferrara, invece, Palazzo dei Diamanti mette in scena un confronto affascinante tra due “cantori” della femminilità: Alphonse Mucha e Giovanni Boldini. Due estetiche che, pur viaggiando su binari paralleli (l’eleganza liberty parigina per Mucha, la pennellata velocissima e mondana per Boldini), raccontano con altrettanta efficacia il clima culturale di una Belle Époque che ancora oggi esercita un fascino potente sull’immaginario collettivo. Si potrà scegliere se seguire le tracce del fotografo Art Kane al Castello Estense o immergersi nei reperti egizi della Galleria Estense di Modena, l’importante è muoversi con la consapevolezza che, in questi giorni festivi, i musei saranno un rifugio prezioso lontano dalle (eventuali) intemperie primaverili.

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