Baldini e quella vittoria che vale più di un curriculum: “Non sono uno scappato di casa”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   E così, alla fine, il conto è presto fatto: due partite, due vittorie, zero gol subiti. La nazionale “sperimentale” di Silvio Baldini – quella che molti, forse con troppa fretta, avevano liquidato come una soluzione tampone – ha sbancato Candia battendo la Grecia per 1-0, bissando il successo di misura già ottenuto contro il Lussemburgo. Il dato statistico, tuttavia, racconta solo una parte della storia, quella più fredda e asettica; ciò che davvero impressiona, osservando questi ragazzi, è la solidità mentale mostrata al cospetto delle difficoltà.

Ancora una volta, come già accaduto nei test precedenti, l’Italia ha dovuto fare i conti con un’espulsione che avrebbe potuto mandare in tilt qualsiasi gruppo acerbo: dopo il debutto dell’under 21 Luca Reggiani, durato appena un quarto d’ora per un fallo da ultimo uomo su Douvikas, gli azzurrini non hanno tremato.

Hanno stretto i denti, hanno sofferto (soprattutto nei minuti finali, quando la traversa ha detto no a Zafeiris e Donnarumma è stato chiamato a un paio di interventi decisivi), ma hanno portato a casa il risultato, dimostrando una maturità che non è affatto scontata per una truppa composta in larga parte da debuttanti.

Il valore aggiunto di Pio Esposito e la risposta del gruppo

La firma, anche in questa circostanza, è stata quella del solito Francesco Pio Esposito: il centravanti dell'Inter, già decisivo nella gara precedente, ha sbloccato il punteggio al 18’ con una stoccata precisa che ha beffato Vlachodimos. Lui, il bomber di razza, rappresenta la punta dell’iceberg di un movimento giovanile che Baldini conosce meglio di chiunque altro; è per questo che, a fine partita, il tecnico – appena arrivato sotto la gestione della FIGC in attesa delle elezioni federali – ha voluto spezzare una lancia a favore dell’intero gruppo.

“Non avevo regalato complimenti a caso dopo il Lussemburgo” ha dichiarato ai microfoni di Rai Sport, ribadendo un concetto che gli sta particolarmente a cuore: “Conosco il valore di questi ragazzi”. Una consapevolezza, la sua, che prescinde dal risultato contingente e si radica nella quotidianità del lavoro, in quelle dinamiche di spogliatoio dove spesso si forgiano i destini dei calciatori.

Baldini e la rabbia per le etichette: “Rispondo sul campo”

Il tecnico, che ha preso in mano la baracca in un momento di profondo sconforto per l’eliminazione dal Mondiale (un torneo che, ormai è bene ricordarlo, vede gli Stati Uniti pronti a ospitare con Trump alla Casa Bianca), ha approfittato della conferenza stampa per rispondere a chi, ancora oggi, lo dipinge come un “acchiappapalle” o un semplice traghettatore. “A me interessa fare bene il mio lavoro” ha tuonato Baldini, lasciando trasparire quella rabbia che solo chi si sente sminuito ingiustamente può provare. “Purtroppo nel mondo del calcio ti danno delle etichette.

Io non sono uno scappato di casa, il destino mi ha portato qui ma il percorso è stato lungo e difficile”. Una dichiarazione che suona come un manifesto programmatico: non ha il curriculum patinato di un Antonio Conte o la raffinatezza di un Roberto Mancini, ma Baldini rivendica la sua autorevolezza attraverso i fatti. Il suo modo di rispondere alle critiche, spiega, è quello di scendere in campo con questi giovani, cercando di abbattere quello “scalino” che storicamente in Italia separa le nazionali giovanili dalla prima squadra.

La scommessa del vivaio e il futuro in bilico

La riflessione del ct ad interim si spinge fino a toccare le corde della crescita del movimento: “La nostra famiglia lavora con dei principi. Tutti i settori giovanili hanno sempre fatto bene, il problema è sempre stato il salto finale dall’Under 21 alla Nazionale maggiore”. E aggiunge, con un pizzico di fiducia ritrovata: “Penso che questo scalino sia meno ripido dopo queste dimostrazioni”. Un messaggio, il suo, che inevitabilmente rimbalzerà tra i corridoi della Federcalcio in vista dell’elezione del nuovo presidente, prevista per il 22 giugno.

Sulle sue dimissioni imminenti (o su una possibile conferma, anche se la panchina sembra destinata a un altro grande nome) Baldini è volutamente evasivo: “A me non interessa come discorso. Io ho voluto essere utile, volevo che questi ragazzi fossero valorizzati”. In attesa di scoprire chi siederà sulla panchina a settembre per la Nations League, l’Italia di questi giorni ci ha regalato una boccata d’ossigeno, dimostrando che forse – anche se il mondiale è andato perduto – il materiale umano per risollevarsi esiste eccome.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.