Sicurezza energetica, Med
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Redazione Economia
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L'indipendenza energetica totale, un obiettivo che spesso risuona nel dibattito pubblico, viene descritta come un traguardo non solo irraggiungibile per un Paese come l'Italia, ma probabilmente neppure desiderabile. A sostenerlo con chiarezza è Massimo Deandreis, direttore generale di Srm, il centro studi collegato a Intesa Sanpaolo, che nel presentare il settimo MED & Italian Energy Report a MF-Milano Finanza sposta l'attenzione su un concetto più pragmatico e realizzabile. «Parlare di autonomia totale non è realistico», afferma Deandreis, sottolineando come l'obiettivo debba essere piuttosto quello di garantire la sicurezza, ovvero assicurare a industrie e cittadini l'accesso alle commodity necessarie, che si tratti di fonti energetiche o di materie prime critiche, attraverso una drastica riduzione del rischio legato alla dipendenza da un numero ristretto di fornitori.
Il quadro europeo: una dipendenza strutturale
Il contesto in cui si muove l'Italia, del resto, è quello di un'Europa che rimane fortemente dipendente dall'estero per il proprio approvvigionamento, importando circa il 56,9% dell'energia che consuma. Un dato che, se confrontato con le superpotenze globali, mostra l'entità dello squilibrio: gli Stati Uniti hanno ormai raggiunto l'autosufficienza, mentre la Cina, pur essendo un importatore netto, si attesta su una dipendenza del 24%, sensibilmente inferiore a quella media europea. È proprio su questo vulnus, sulla fragilità derivante da una supply chain troppo estesa e concentrata geograficamente, che si gioca una parte cruciale della competizione economica e geopolitica globale, come evidenziato dagli eventi degli ultimi anni.
L'Italia nel confronto con i principali partner
All'interno del panorama continentale, la posizione italiana appare peculiare e svantaggiata. Nonostante un lieve miglioramento di un punto percentuale, che porta la dipendenza energetica dal 75% al 74%, il nostro Paese si colloca ancora al di sopra della media dell'Unione. Una performance che, se paragonata a quella di altri grandi economie, risalta ulteriormente: la Francia, grazie al suo storico parco nucleare, vanta una dipendenza dal resto del mondo ferma al 40,1%, mentre la Germania, pur superando la media Ue, si attesta comunque su una percentuale, il 66,8%, più favorevole di quella italiana. Questi numeri fotografano una sfida che per Roma si declina su un doppio binario, europeo e nazionale.
Le tre vie indicate dal report per la sicurezza futura
Il rapporto individua con precisione tre fattori interdipendenti che dovranno ridefinire gli scenari energetici euro-mediterranei nei prossimi anni, puntando non sull'illusoria indipendenza ma su una sicurezza rafforzata. Il primo è l'elettrificazione spinta dei consumi finali, un processo che deve andare di pari passo con una produzione di elettricità sempre più decarbonizzata e nazionale. Il secondo fattore è la centralità assoluta delle materie prime critiche, essenziali per la transizione verde e digitale, la cui catena di approvvigionamento deve essere diversificata e resa più resiliente. Infine, viene considerato il possibile contributo del nucleare di nuova generazione al futuro mix energetico, una tecnologia su cui molti Paesi, a partire dalla Francia, continuano a investire e che potrebbe rappresentare una fonte stabile e a basse emissioni.




