Starmer spinge per la confisca degli asset russi, mentre in Ue si registrano diverse sensibilità
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Redazione Esteri
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Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che i membri della coalizione dei volenterosi hanno concordato sulla necessità di accelerare il processo di confisca dei beni russi congelati in Europa, decidendo di tentare di rimuovere tutti gli ostacoli su questo percorso entro la fine dell’anno. Un annuncio, il suo, che giunge al termine di un vertice dedicato a sostenere Kiev e che delinea una posizione particolarmente risoluta, sebbene non priva di complessità attuative, sul delicato tema delle risorse finanziarie bloccate a seguito delle sanzioni.
Le cautele europee e la posizione italiana
Mentre Starmer parla di accelerazione, dall’altro lato si registrano, com’è noto, sensibilità differenti. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, pur avendo ribadito in altre sedi la propria visione unitaria del continente e il sostegno all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione, ha di recente riconosciuto, riguardo proprio al capitolo degli asset russi, l’esistenza di “diverse sensibilità”. Una frammentazione di approcci che trova un riscontro concreto nell’operato delle istituzioni comunitarie: il Consiglio europeo, infatti, ha preferito rinviare la decisione sull’utilizzo di tali fondi, destinati all’acquisto di armi per Kiev, per valutare con la dovuta attenzione la coerenza di una simile mossa con il diritto e le convenzioni internazionali. Una prudenza, questa, che è stata definita opportuna dal governo italiano, il quale evidentemente ritiene indispensabile un esame più approfondito delle implicazioni giuridiche prima di procedere verso un passo senza precedenti.
Il contesto diplomatico e le dichiarazioni di Zelensky
Il vertice dei volenterosi è servito anche a lanciare un messaggio politico preciso a Mosca. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, presente all’incontro, ha trovato negli alleati la promessa di nuove pressioni sul presidente russo, colui che – secondo le parole dello stesso Starmer – “è l’unica persona che non vuole porre fine a questa guerra”. L’obiettivo dichiarato della coalizione è dunque quello di intensificare le iniziative, di qualunque natura esse siano, per convincere la controparte a sedersi al tavolo delle trattative, un esito che al momento appare ancora distante nonostante alcuni spiragli. Proprio in merito a un possibile dialogo, fonti vicine al Cremlino hanno parlato di un avvicinamento a una soluzione diplomatica, aggiungendo che l’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non è stato cancellato, il che lascia intendere che i canali di comunicazione, per quanto logori, non siano del tutto interrotti.
Uno scenario complesso e in evoluzione
La partita degli asset russi congelati, che ammontano a cifre ingenti, si configura quindi come uno dei nodi centrali della strategia di supporto all’Ucraina, dividendo però i partner su metodo e tempistiche. Da un lato, la spinta anglosassone e di altri volenterosi verso una soluzione rapida e risolutiva, che passa per la piena confisca e il successivo impiego delle risorse; dall’altro, la maggiore cautela espressa da alcuni attori europei, i quali, pur nella ferma condanna dell’aggressione russa, devono fare i conti con una serie di valutazioni giuridiche ed economiche di non semplice composizione. Quel che è certo è che la questione rimane in primo piano nell’agenda internazionale, con sviluppi attesi nel prossimo futuro, mentre il conflitto sul campo continua a mietere vittime e a dettare l’urgenza degli interventi.




