Panetta avverte: “durata del conflitto in Iran sottostimata, il ritorno alla normalità produttiva sarà lento”
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Redazione Economia
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Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha fornito ieri un quadro piuttosto cupo dello scenario economico globale, e lo ha fatto intervenendo alla sedicesima conferenza annuale organizzata dal Maeci insieme a Bankitalia, un appuntamento che tradizionalmente coinvolge i delegati e gli addetti finanziari accreditati all’estero. La sua analisi, che arriva a poche settimane dall’acuirsi delle ostilità in Medio Oriente, si è concentrata su un dato ormai ineludibile: la durata del conflitto in Iran è stata ampiamente sottostimata nei primi mesi dell’anno, e con il suo prolungarsi aumentano esponenzialmente i rischi per quelle infrastrutture di estrazione, raffinazione e distribuzione che tengono in vita le economie occidentali. Panetta ha spiegato che sarà determinante, nelle prossime settimane, osservare l’evoluzione delle condizioni di sicurezza lungo le principali rotte energetiche; un pensiero, il suo, va in particolare allo stretto di Hormuz, dove il traffico navale – vi si legge nella nota diffusa dall’istituto – si è quasi azzerato dopo l’avvio delle ostilità, rendendo di fatto inaccessibili le forniture di petrolio e gas che da quella zona transitano. Non solo: anche nell’ipotesi, al momento ritenuta poco realistica, di una rapida cessazione delle ostilità, il ripristino di una condizione di normalità produttiva richiederebbe tempi lunghi, e questo lascia presagire un autunno difficile per le scorte e per le bollette delle imprese europee.
L’impatto sulle stime del pil globale e il bollettino della Bce
Le ricadute di questo scenario bellico, ha ricordato Panetta, sono già state quantificate dagli esperti di Francoforte, i quali stimano che il conflitto in corso ridurrà la crescita del Prodotto Interno Lordo mondiale in termini reali di ben 0,4 punti percentuali nell’arco dei prossimi due anni. Si tratta di una percentuale che, letta sulla scala dei numeri assoluti del commercio internazionale, vale miliardi di euro di valore aggiunto destinati a finire in fumo; un dato, questo, che riflette la traiettoria attesa per i prezzi delle materie prime energetiche, ancora volatile e orientata al rialzo. Nel bollettino mensile pubblicato ieri, la Banca Centrale Europea ha sottolineato come l’impatto della guerra abbia di fatto compensato – ecco la vera doccia fredda per i mercati – gli effetti di trascinamento positivi derivanti dalla crescita, registrata a fine 2025, superiore alle attese. C’è di più: i tecnici di Francoforte hanno osservato che questo scenario di crisi ha neutralizzato anche il moderato impulso fornito dal recente calo dei dazi statunitensi, una misura che avrebbe dovuto alleggerire la pressione sui prezzi dei beni di consumo, ma che si è rivelata inutile di fronte alla chiusura dei rubinetti energetici dell’area del Golfo.
Rischio shock energetico globale e rincari industriali secondo Bankitalia
Il governatore, nel suo intervento, ha voluto mettere in guardia l’auditorio della Farnesina da un pericolo specifico, che riguarda la tenuta del sistema produttivo italiano: il conflitto in Iran rischia di generare uno shock energetico globale che, a sua volta, si tradurrebbe in rincari industriali difficilmente assorbibili dalle filiere. La sua analisi ha evidenziato come i danni alle infrastrutture, che si stanno accumulando giorno dopo giorno nei teatri bellici, abbiano un effetto immediato sui costi di produzione, e che questo si riverserà a breve sui listini dei beni intermedi. In questo senso, il pericolo maggiore è rappresentato da una sorta di “circolo vizioso” tra prezzi dei semilavorati e salari, una spirale che l’Europa aveva già imparato a conoscere nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina, e che Panetta ha accostato alla situazione attuale, sebbene con strumenti di intervento monetario oggi leggermente più flessibili.
Un mondo turbolento tra crisi politiche e contrasti commerciali
“Un mondo turbolento: crisi politiche, contrasti commerciali e shock economico-finanziari”. Era questo, non a caso, il titolo scelto per la conferenza, una definizione che calza a pennello con l’umore dei mercati e con le previsioni dei governatori delle banche centrali. Panetta ha descritto un contesto in cui l’incertezza non accenna a diminuire, anzi, si consolida e rischia di protrarsi ben oltre la fase più acuta delle operazioni militari. La conferenza, che ha visto la partecipazione dei vertici del ministero degli Esteri, ha rappresentato l’occasione per fare il punto sulla “sicurezza economica in un mondo che cambia”, un tema scottante alla luce delle recenti tensioni diplomatiche. E se in molti speravano in un cedimento delle tensioni, le parole del governatore hanno riportato tutti con i piedi per terra: non esiste una via breve per tornare alla normalità, e l’Italia dovrà prepararsi a convivere con una crescita anemica e un’inflazione che, alimentata dal caro-energia, continuerà a mordere i consumi delle famiglie, esattamente come era già accaduto nel recente passato.




