Berlino e Parigi chiedono uno stop alle multe Ue per il settore automotive

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Redazione Economia Redazione Economia   -   ROMA – Il messaggio all'Unione europea arriva forte e chiaro: rivedere il meccanismo che prevede sanzioni alle case automobilistiche nel caso – sempre più probabile – di uno sforamento dei limiti alle emissioni di anidride carbonica. L'obiettivo è uno: evitare multe per 15 miliardi di euro, una zavorra per il settore automotive alle prese con la transizione green, che rende molto più complicato il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

La follia delle multe Ue per l'auto green è un formidabile assist al ritorno del nazionalismo. Se calerà la mannaia sulle aziende automobilistiche che non centrano i target di produzione di veicoli elettrici entro il 2025, si apriranno portoni a nuovi venti nazionalisti. In Germania, Alternative für Deutschland e in Francia, Marine Le Pen si staranno già pregustando la possibile vittoria elettorale.

Sta facendo discutere la bozza circolata in questi giorni di un paper del PPE in cui si propone di anticipare al 2025 la revisione del regolamento europeo sulle automobili e si apre alla possibilità di rivedere lo stop alla produzione dei motori endotermici prevista nel 2035. Ne abbiamo parlato con Massimiliano Salini, europarlamentare di Forza Italia e vicepresidente del PPE, che già dalla scorsa legislatura ha seguito in prima persona i temi del Green Deal e in particolare il regolamento sulle automobili.

Berlino e Parigi chiedono alla Ue di valutare flessibilità sulle multe per le auto. «Le multe rendono molto difficile per le industrie automobilistiche fare investimenti.

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