Unicredit vince in parte al Tar sul golden power, ma restano i vincoli su Russia e Anima
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Redazione Economia
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Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha dato parzialmente ragione a Unicredit, accogliendo in parte il ricorso presentato contro l’esercizio del golden power da parte del governo Meloni in merito all’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm. La sentenza, già depositata con motivazioni, annulla due specifiche prescrizioni del decreto del presidente del Consiglio del 18 aprile 2025, lasciando però intatti altri vincoli ritenuti legittimi.
I giudici hanno ritenuto eccessivo, “esclusivamente con riferimento al profilo temporale”, l’obbligo di “non ridurre per un periodo di cinque anni il rapporto impieghi/depositi praticato da Banco Bpm e Unicredit in Italia”, previsto con l’obiettivo di sostenere il credito a famiglie e piccole imprese. Lo stesso vale per le limitazioni imposte sul project finance, che il Tar ha cancellato, aprendo però la strada a un eventuale rinnovo delle misure da parte dell’esecutivo.
Restano invece in vigore le condizioni più controverse, come l’obbligo per Unicredit di uscire dal mercato russo – nodo politico e finanziario che l’istituto ha più volte contestato – e i vincoli sulla partecipazione in Anima Holding, considerati essenziali per tutelare gli interessi strategici nazionali.
La decisione, seppure parziale, rappresenta un primo scoglio superato dalla banca guidata da Andrea Orcel, che aveva contestato l’eccessiva intrusività del golden power in un’operazione puramente finanziaria. Tuttavia, il governo potrà ora riformulare le prescrizioni annullate, mantenendo alta l’attenzione su un settore, quello bancario, considerato cruciale per la stabilità economica.




