Perché l’ops Unicredit-Bpm è la prima vera occasione per testare la resistenza del golden power

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Se il dispositivo del Tar sul ricorso presentato da Unicredit contro il Dpcm che ha applicato il golden power all’operazione su Banco Bpm sarà reso pubblico entro il 16 luglio, come annunciato ieri dal presidente del tribunale amministrativo del Lazio, Roberto Politi, sarà cruciale osservare come verrà affrontato il nodo della competenza tra giurisdizione nazionale e Commissione Ue. Unicredit, guidata da Andrea Orcel, contesta le quattro prescrizioni imposte dal governo, sostenendone l’irrealizzabilità, mentre Bruxelles, attraverso un portavoce, ha precisato di non essersi ancora pronunciata sui poteri speciali del governo italiano, smentendo così le voci circolate nei giorni scorsi.

Durante l’udienza di ieri, nonostante il collegio giudicante avesse inizialmente ritenuto il ricorso «maturo per la decisione», il legale di Unicredit, Fabio Cintioli, ha chiesto un pronunciamento immediato, ottenendo invece un rinvio. La sentenza, che avrà ripercussioni significative sull’esito dell’ops, arriverà comunque entro la data stabilita, lasciando aperta la questione su quale autorità – il Tar o la Commissione – abbia l’ultima parola in materia di golden power.

Intanto, le adesioni all’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm rimangono esigue, attestandosi allo 0,127% del capitale oggetto dell’operazione, un dato che riflette le incertezze degli investitori. L’ops, partita il 28 aprile, si concluderà il 23 luglio, ma l’attenzione dei mercati è già rivolta alle prossime mosse di Orcel, sempre più vicino a un passo indietro.

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