Italiani in ansia per il futuro: il Rapporto Coop dipinge un 2026 di preoccupazioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Stando a quanto emerge dal Rapporto Coop 2025, presentato ieri, gli italiani che si affacciano al nuovo anno sembrano immergersi in un bagno di realtà, il quale li mette a diretto contatto con un mondo percepito come ostile. Pesano, e non poco, le guerre e l’instabilità geopolitica, al punto che, nel giudizio sui grandi leader mondiali, è il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a raccogliere le critiche più aspre, seguito da Putin e dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un contesto internazionale che, unito alle disuguaglianze sociali e alla crisi climatica, influisce pesantemente sull’economia e sugli stati d’animo, spingendo molti verso investimenti considerati rifugio, come le materie prime, le terre rare, le azioni del settore della difesa e l’oro.

Un sentimento dominante: la preoccupazione

La fotografia scattata dall’Ufficio studi della Coop, attraverso due sondaggi realizzati con Nomisma, è netta: la parola scelta con maggiore frequenza per definire il 2026 che verrà è «preoccupazione», selezionata dal 37% del campione, seguita a ruota dall’«insicurezza», che raggiunge il 23%. Le emozioni positive, come la curiosità o la fiducia, restano confinate, quasi a ripararsi, entro la sfera strettamente personale e familiare, costituendo un riparo dalle turbolenze esterne. Di qui, ne consegue uno stile di vita sempre più frugale, come sottolineato da Albino Russo, direttore dell’Ufficio studi, il quale ha rilevato come anche le recenti festività natalizie siano trascorse «all’insegna della frugalità», con le famiglie decisamente poco inclini a spendere.

Il carrello della spesa riflette l'ossessione per il controllo

Dal comportamento d’acquisto, del resto, emerge un quadro altrettanto significativo: la ricerca di cibo sano, preferibilmente da cucinare tra le mura domestiche, diventa quasi un’ossessione per il benessere individuale. Questo atteggiamento, come si evince dalle analisi, si configura come una «condizione-rifugio» per non pensare ai guai del mondo, un tentativo di esercitare un controllo su ciò che è immediato e vicino, in risposta all’imprevedibilità degli eventi globali. Una reazione che traduce l’ansia in pratiche quotidiane, modificando in profondità le abitudini di consumo.

Le prospettive per il lavoro e i servizi pubblici

Le prospettive per il prossimo anno, secondo il rapporto, non accennano a rasserenarsi, delineando un orizzonte negativo per quanto concerne il mondo del lavoro, la sicurezza percepita e la qualità dei servizi sanitari. Gli italiani, insomma, si sentono esposti su più fronti, compressi tra dinamiche internazionali minacciose e un contesto nazionale che fatica a offrire garanzie solide. Un malessere diffuso, quello che viene restituito dai dati, il quale finisce per plasmare non solo le scelte economiche ma anche la visione stessa del futuro, riducendo gli spazi per l’ottimismo e spostando l’attenzione verso la mera gestione delle incertezze.

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