Jacques Moretti ha colpito la moglie Jessica al volto e alla testa: «Aggressione brutale». Ora lei è sparita: vuole pensare ai figli

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'aggressione che ha portato all'arresto di Jacques Moretti, il titolare del locale Le Constellation di Crans-Montana, viene definita «brutale» da fonti vicine all'inchiesta. Colpi inferti al volto e alla testa, tanto da procurare alla moglie Jessica un «importante trauma cranico-facciale» che ha reso necessario il ricovero nella divisione Trauma urgenti dell'ospedale di Sion.

Chi ha visto la donna in ospedale racconta di una persona profondamente traumatizzata dal punto di vista psicologico, oltre che sfregiata da «segni bruttissimi» che i sanitari hanno ricondotto a una violenza di notevole intensità, come riportato da fonti ospedaliere. L'episodio risale alla notte tra l'11 e il 12 agosto, quando la coppia si trovava nella propria abitazione a Lens, nel Canton Vallese.

La catena di eventi si è innescata dopo che alcuni vicini, udendo urla provenire dalla villa, hanno allertato i soccorsi.

All'arrivo della pattuglia, Jessica Moretti è stata trovata cosciente ma in evidente stato di sofferenza, mentre il marito è stato condotto in carcere con l'accusa di violenza domestica. La procura ha aperto un procedimento d'ufficio, e la donna, dopo essere stata dimessa, non risulta aver ancora sporto denuncia nei confronti del coniuge, una circostanza che il suo silenzio e la scelta di allontanarsi dalla scena pubblica rendono ancora più complessa da decifrare.

La notizia dell'arresto, dapprima circolata sui media svizzeri, è stata poi confermata dagli avvocati della coppia, Yaël Hayat, Nicola Meier e Patrick Michod, che hanno tuttavia precisato come l'episodio rappresenti un procedimento giudiziario distinto da quello relativo al rogo dello scorso Capodanno.

Il dubbio dei familiari delle vittime del rogo

In un contesto già segnato dal dolore e dalla rabbia per la strage che l'1 gennaio scorso ha causato 41 morti e 115 feriti nel locale di Crans-Montana, la vicenda della violenza domestica ha aperto un ulteriore e delicato fronte di riflessione tra i parenti delle vittime, che nutrono sospetti su una possibile strategia processuale.

Il timore, espresso informalmente da alcuni familiari, è che l'aggressione possa essere strumentalizzata per dividere le strade processuali o per far passare la signora Jessica Moretti come una vittima, al fine di ottenere un trattamento più mite o di gettare ombre sulle reali dinamiche che portarono alla tragedia del Constellation.

Questa ipotesi rimane allo stato di sospetto, ma la coincidenza temporale e la brutalità dell'accaduto hanno inevitabilmente alimentato un clima di profonda diffidenza verso i due imprenditori, già al centro di un'inchiesta complessa che coinvolge sedici imputati con accuse che vanno dall'omicidio colposo all'incendio doloso per negligenza.

Proprio in relazione alla tragedia, gli avvocati dei Moretti hanno sottolineato che le violenze domestiche «non possono essere confuse con la tragedia del Constellation» ma «si inseriscono in un contesto che non può essere ignorato, quello di una prova particolarmente intensa che i coniugi Moretti hanno cercato di affrontare insieme a partire dal 1° gennaio».

Una dichiarazione che, lungi dallo stemperare le tensioni, ha contribuito a creare un cortocircuito interpretativo: da una parte la difesa tenta di circoscrivere l'accaduto alla sfera privata, dall'altra i legali delle parti civili osservano con attenzione gli sviluppi, consapevoli che qualsiasi elemento possa influenzare il quadro generale delle responsabilità.

La rabbia e la rinascita di Leonardo Bove

Mentre l'inchiesta sulla violenza domestica procede, a Crans-Montana e in Italia il pensiero corre inevitabilmente a chi ha vissuto l'incubo del rogo e ha visto la propria vita sospesa tra la sopravvivenza e la riabilitazione. A distanza di otto mesi, è emersa con forza la voce di Leonardo Bove, il sedicenne milanese rimasto gravemente ustionato e ricoverato per sette mesi all'ospedale Niguarda di Milano, una delle storie più drammatiche e al tempo stesso simboliche di resilienza tra i giovani coinvolti nel disastro.

«I Moretti dovrebbero prendersi le loro responsabilità, ma non mi interessano, mi interessa solo la mia vita. L'ho vista sfuggire una notte e non voglio più perderla», ha dichiarato il ragazzo, sottolineando con lucida determinazione la priorità assoluta della propria rinascita personale rispetto alle vicende giudiziarie.

Leonardo, che dopo la terribile esperienza è riuscito a tornare a casa e a riprendere fiato tra medicazioni, fisioterapia e il sogno di tornare presto in campo a giocare a calcio, ha raccontato ai giornalisti anche la gioia di essere stato invitato dall'Inter, la sua squadra del cuore, ad assistere all'esordio in campionato a San Siro, un evento che per lui rappresenta il primo passo verso una normalità tanto desiderata quanto faticosamente riconquistata.

Le sue parole, cariche di una maturità che la sofferenza e la lotta per la vita hanno forgiato, si pongono in netto contrasto con la vicenda di violenza domestica che ha coinvolto i titolari del locale, ribadendo come la priorità assoluta rimanga la giustizia per le vittime e la ricostruzione delle esistenze segnate da quella notte di fuoco, un tema che gli inquirenti non potranno ignorare nell'andamento delle indagini.

I fronti giudiziari aperti e il contesto

L'arresto di Jacques Moretti, che era già stato sottoposto a misura cautelare nei mesi scorsi in relazione al rogo, si inserisce in un quadro giudiziario estremamente articolato, in cui gli inquirenti svizzeri stanno cercando di ricostruire non solo le responsabilità per l'incendio, ma anche eventuali collegamenti tra la gestione del locale e le condizioni di sicurezza.

L'aggressione alla moglie, avvenuta in un momento di evidente stress per la coppia, ha aggiunto un tassello di complessità a un mosaico già di per sé difficile da decifrare, anche per l'assenza di commenti ufficiali da parte della procura che ha preferito mantenere il massimo riserbo sulle indagini in corso. L'avvocato Fabrizio Ventimiglia, che rappresenta alcune delle vittime, ha scelto di non commentare la «vicenda molto grave», ribadendo che la priorità resta «accertare in tempi rapidi le responsabilità per la tragedia di Crans-Montana».

Nel frattempo, la popolazione di Crans-Montana osserva con sconcerto il susseguirsi degli eventi, mentre le audizioni degli indagati proseguono e si moltiplicano le interrogazioni sulle responsabilità penali. La difesa della coppia, che ha chiesto di separare nettamente i due procedimenti, ha ottenuto che l'aggressione fosse considerata un caso di violenza domestica, ma i legami con il rogo del Constellation restano un tema caldo su cui gli inquirenti, che dovranno anche valutare la posizione di Jessica Moretti accusata a sua volta di falsità in documenti, continueranno a indagare.

In questo clima di attesa, il silenzio di Jessica Moretti, che dopo il rilascio dall'ospedale si è resa irreperibile per voler pensare ai figli, e la detenzione del marito rappresentano solo l'ultimo atto di una vicenda che, per Crans-Montana, è già una ferita aperta e difficile da rimarginare.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.