Il Nicchio spezza l'incantesimo dopo 28 anni: la notte di Tittia e il ritorno del capitano Giustarini
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Sono passati ventotto anni dall'ultima volta che la piazza ha visto sventolare il Drappellone azzurro del Nicchio. Un’attesa lunga, quasi un intero ciclo generazionale, interrotta solo nella notte del 18 agosto quando il fantino Giovanni Atzeni, detto Tittia, ha condotto Anda e Bola al trionfo nel Palio dell’Assunta. Una vittoria che porta con sé il sapore amaro della caduta finale e l’eco di un capitano, Fabio Giustarini, tornato a guidare la Contrada dopo due decenni per scrivere un nuovo capitolo di storia paliesca.
Se la carriera era stata rinviata per due giorni consecutivi a causa della pioggia, la terza sera è stata quella giusta per il rione di Pispini, che ha visto il proprio sogno realizzarsi davanti a una Piazza del Campo gremita. Il risultato, però, lascia strascichi pesanti: il tredicesimo successo di Tittia, che lo avvicina a un passo dal recordman Andrea Degortes detto Aceto, è stato offuscato da un incidente nei festeggiamenti che ha costretto il fantino al ricovero in ospedale con un trauma cranico.
Il ritorno del capitano e la strategia vincente
Fabio Giustarini, alla guida del Nicchio in un’avventura già cominciata il 16 agosto 1996 e proseguita fino al 2 luglio 2005, ha accettato la chiamata della Contrada in un momento di bisogno, dimostrando che il legame con il proprio rione non si spezza mai del tutto. Il suo ritorno, descritto da molti come un "porto sicuro", ha ridato compattezza a un popolo che non vedeva il successo dal 1999, quando trionfarono Massimino e Votta Votta.
La sua esperienza si è rivelata determinante nella gestione delle prove e nella scelta del cavallo, un lavoro certosino che ha portato al binomio vincente con Anda e Bola. Come ha raccontato nei giorni successivi, la gioia per la vittoria è stata immensa, ma il rammarico per non aver visto il proprio fantino portato in trionfo è rimasto palpabile, dato che Atzeni non ha potuto partecipare al giro della vittoria a causa dell’incidente. Una dedica speciale è andata al "popolo del Nicchio", un ringraziamento sentito che ha chiuso il cerchio di un'impresa attesa per quasi tre decenni.
La corsa, la mossa e il verdetto del Campo
La Carriera dell'Assunta, corsa con due giorni di ritardo rispetto al programma, ha visto una mossa complicata e combattuta, con il Nicchio partito da una posizione che non era la favorita. Tuttavia, la cavalcata di Tittia è stata magistrale, un crescendo di potenza e velocità che ha lasciato poche speranze alle rivali. Dopo il primo giro, il vantaggio accumulato era già consistente, e dietro, solo la Selva e la Torre hanno provato a tenere il passo senza però riuscire mai a impensierire il leader.
Jonatan Bartoletti, detto Scompiglio, in sella ad Arestetulesu per la Chiocciola, ha chiuso al quarto posto, un risultato che lascia l’amaro in bocca al fantino pistoiese che non vince dal 2007. Nonostante un buon lavoro durante le prove, la mossa e la potenza degli avversari hanno condizionato la sua rimonta, dimostrando ancora una volta quanto sia difficile sovvertire i pronostici sul tufo senese.
I professionisti del tufo e il caso Bartoletti
Dietro a ogni Palio che funziona, c’è un lavoro di squadra che spesso passa inosservato. In questa edizione, grande riconoscimento è andato ai veterinari del Comune, Carlo Alberto Minniti e Piergiorgio Giovanni Strozzi, affiancati da Rodolfo Gialletti e Lucio Petrizzi per il protocollo equino. La loro professionalità è stata determinante per garantire che tutti i dieci cavalli arrivassero al via in condizioni psico-fisiche perfette, nonostante il caldo e i rinvii forzati, e hanno preso decisioni coraggiose, come quella di far correre la Torre dopo un calcio preso al canape.
Per quanto riguarda Scompiglio, il suo ritorno in Piazza non è stato quello sperato. Il fantino, che aveva saltato la carriera di luglio, ha parlato di una mossa complicata e di una posizione di partenza non ideale. "Alla fine la Lupa era bassa, quindi spingevano tutti giù", ha spiegato, sottolineando come i cavalli vicini fossero di grande potenza e come sia stato difficile trovare spazi per recuperare. La sua analisi onesta e senza scuse dipinge il ritratto di un professionista che ha dato tutto, fermandosi di fronte alla superiorità del Nicchio.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
