Cosa significa l’ordine esecutivo di Trump per XRP di Ripple e le altre altcoin

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ultimo ordine esecutivo firmato dal presidente americano Donald Trump, nel fine settimana, ha introdotto una nuova regolamentazione sulla gestione degli asset digitali da parte del governo degli Stati Uniti, trattando Bitcoin come un asset nazionale strategico e promuovendo l’adozione delle criptovalute nel paese. Tuttavia, il mercato ha reagito con scetticismo, evidenziando una serie di criticità che hanno contribuito a un calo generalizzato delle quotazioni.

Il piano prevede la creazione di una riserva strategica di Bitcoin e alcune altcoin, finanziata esclusivamente attraverso criptovalute sequestrate dalle autorità americane. Questo approccio, che esclude l’acquisto diretto di nuovi asset digitali da parte del governo, ha deluso molti operatori del settore, i quali si aspettavano un sostegno più deciso al mercato. La riserva, infatti, non include alcun piano di espansione oltre ai beni già confiscati, limitando di fatto l’impatto potenziale dell’iniziativa.

Intanto, Bitcoin, dopo aver toccato i 92.800 dollari, ha subito una brusca flessione, scendendo sotto la soglia psicologica degli 80.000 dollari. La situazione tecnica di breve periodo rimane precaria, con il rischio di un ulteriore calo se le quotazioni dovessero scendere sotto i 78.000 dollari, livello che potrebbe innescare un segnale ribassista con un primo target tra i 71.200 e i 70.000 dollari.

La delusione del mercato è stata amplificata dalle aspettative iniziali, che vedevano nell’ordine esecutivo un possibile volano per il settore. Invece, i paletti posti dal governo, tra cui l’esclusione di acquisti aggiuntivi e la limitazione della riserva ai soli Bitcoin sequestrati, hanno contribuito a raffreddare l’entusiasmo.

Durante un summit con i principali player del settore, tenutosi venerdì, sono emersi ulteriori dettagli sul piano, che non sembrano aver rassicurato gli investitori. La volatilità di Bitcoin, che ha perso il 4% scendendo a 82.572,5 dollari, riflette l’incertezza generata da una misura che, pur rappresentando un riconoscimento istituzionale delle criptovalute, appare ancora troppo timida per sostenere il mercato in modo significativo.

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