Ucraina, il calvario delle truppe russe sulle isole del Dnepr

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Dnepr, che gli ucraini chiamano Dnipro e considerano un fiume sacro, continua a segnare, dopo più di tre anni, una porzione significativa del fronte di guerra. A seguito della ritirata russa dalla città di Kherson, avvenuta nel novembre del 2022, questa imponente arteria fluviale si è trasformata in una trappola mortale per numerosi soldati del Cremlino, i quali, tagliati fuori dal grosso dell’esercito invasore, sono rimasti intrappolati su una serie di isolotti. In queste posizioni, da mesi, sono costretti a patire la fame, in alcuni casi fino a morirne, a causa della pressoché totale impossibilità di ricevere rifornimenti regolari.

L'agonia nelle paludi

Le stime, diffuse dai servizi di intelligence ucraini e riprese da varie testate giornalistiche, parlano di migliaia di militari abbandonati in quella che è stata ribattezzata, non a caso, la "zona della morte": un isolotto paludoso situato a sud della regione di Kherson. Si ritiene che già circa cinquemila soldati russi abbiano perso la vita in quell’inferno da gennaio, un numero che racconta di una sofferenza silenziosa e di un abbandono sistematico. La loro fine, oltre che per la denutrizione, arriva spesso sotto il fuoco preciso dell’artiglieria ucraina o per gli attacchi implacabili dei droni, contro i quali, in un terreno così aperto e privo di ripari naturali, non esiste alcuna protezione efficace.

Disobbedienza e punizioni esemplari

Parallelamente a questa drammatica situazione, emergono episodi che gettano una luce sinistra sui metodi disciplinari all’interno di alcune unità russe. Come riportato da fonti giornalistiche, tra cui il Telegraph, si sono verificati casi di soldati che, dopo essersi rifiutati di avanzare nuovamente a seguito della decimazione della loro unità nella cruciale zona di Lyman, sono stati legati agli alberi e lasciati morire, senza cibo né acqua. Questi episodi, sebbene circoscritti, delineano una pratica punitiva estrema, dove la disobbedienza viene sanzionata con l’abbandono totale, trasformando il territorio occupato in un gigantesco luogo di esecuzione.

Una strategia di logoramento

La condizione dei militari russi sulle isole del Dnepr rappresenta, al di là dei singoli casi di insubordinazione, un capitolo particolarmente crudele di questa guerra. L’impossibilità di evacuare i feriti o di far giungere viveri e munizioni in modo continuativo sta logorando le forze rimaste, costrette a una resistenza disperata in un ambiente ostile. I video che circolano, sebbene da verificare nella loro completezza, mostrano una realtà fatta di estremo disagio e di una vulnerabilità costante, che le forze ucraine, dal canto loro, sfruttano per un lento ma inesorabile lavoro di logoramento, colpendo con metodica precisione chi è stato di fatto lasciato indietro.

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