La Svizzera boccia l'iniziativa sulla neutralità: il 70,15% dice no alla stretta costituzionale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Svizzera mantiene la sua neutralità flessibile, senza irrigidirla in Costituzione. Gli elettori elvetici hanno respinto con il 70,15% dei voti l'iniziativa popolare «Salvaguardia della neutralità svizzera», promossa dall'Unione Democratica di Centro e dall'associazione Pro Svizzera. Il testo, sottoposto a votazione domenica 27 settembre 2026, puntava a rendere la neutralità «permanente e armata», vietando l'adesione a qualsiasi alleanza militare e l'imposizione di sanzioni contro Stati belligeranti al di fuori di quelle decise dall'Onu.

La partecipazione si è attestata al 47,06% e nessuno dei cantoni ha approvato la proposta.

Il risultato non sorprende. Secondo i media elvetici, al ministero degli Esteri a Berna la sconfitta era stata pronosticata già settimane prima del voto. Sulle strade della Confederazione campeggiava lo slogan «Nein zum Krieg», «No alla guerra», ma la campagna del fronte del sì non è riuscita a ribaltare un orientamento consolidato nell'elettorato.

La proposta, sostenuta dal miliardario 85enne Christoph Blocher, storico ideologo dell'Udc, intendeva ancorare nella Carta fondamentale un'interpretazione restrittiva della neutralità, quella che secondo i promotori avrebbe salvato il Paese durante la Seconda guerra mondiale di fronte alle aggressioni nazifasciste.

Un principio mai definito dalla Costituzione

Dal 1848 la Costituzione federale impone alle autorità di «salvaguardare la neutralità», senza però definirne i contorni operativi. Questa ambiguità ha permesso alla Svizzera di adattare la propria posizione alle circostanze storiche, mantenendo una flessibilità che il ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha rivendicato con forza dopo il voto. «La Svizzera era neutrale ieri, è neutrale oggi e lo resterà in futuro», ha dichiarato Cassis, precisando che la prassi consolidata da oltre centottant'anni può proseguire senza modifiche costituzionali.

Il capo della diplomazia elvetica ha ricordato che la neutralità non è mai stata rigida: in certi periodi è stata più restrittiva, in altri più aperta, con l'obiettivo costante di preservare sicurezza e indipendenza del Paese.

La questione delle sanzioni contro la Russia ha rappresentato il cuore politico della contesa. Dopo l'invasione dell'Ucraina nel febbraio 2022, la Svizzera ha aderito alle misure restrittive decise dall'Unione Europea, suscitando le critiche dei promotori dell'iniziativa, secondo cui questo allineamento avrebbe compromesso la credibilità della neutralità elvetica e il ruolo storico della Confederazione come mediatore internazionale.

Cassis ha replicato che la grave violazione del diritto internazionale da parte russa tocca direttamente gli interessi di un piccolo Stato come la Svizzera, aggiungendo che «essere neutrali non significa essere indifferenti». La Svizzera, ha osservato, non è sola: la sua sicurezza dipende anche da quella dei vicini, e la cooperazione con i partner europei resta essenziale.

Il precedente storico e le letture contrapposte

Il dibattito sul significato autentico della neutralità svizzera affonda le radici nella Seconda guerra mondiale. La tesi di Blocher e dei sostenitori dell'iniziativa si richiama all'idea che la Confederazione si sia salvata grazie a una neutralità assoluta e armata. La storiografia più recente ha però ridimensionato questa lettura.

Lo storico Christophe Farquet ha spiegato che le transazioni d'oro della Banca Nazionale Svizzera restarono minime fino al secondo semestre del 1941 e che i crediti commerciali verso la Germania divennero significativi solo dopo l'accordo del luglio di quell'anno. Nel momento in cui un'invasione era realmente concepibile, nell'estate del 1940, i fattori economici ebbero un peso limitato sulle decisioni di Hitler.

Furono piuttosto le strategie militari dell'Asse, impegnato a preservare truppe per le operazioni in direzione della Gran Bretagna e dell'Unione Sovietica, a spiegare la mancata invasione della Svizzera.

Il voto di domenica non chiude il dibattito politico sulla collocazione internazionale della Confederazione. La bocciatura dell'iniziativa lascia intatto il margine di manovra del governo per decidere caso per caso l'adozione di sanzioni e per approfondire la cooperazione con i partner europei in materia di sicurezza, senza aderire formalmente ad alleanze militari. La Svizzera partecipa già al progetto «European Sky Shield Initiative» per la difesa aerea e intrattiene rapporti di collaborazione con i vicini della Nato su intelligence e difesa.

La portata di questi legami, dopo il verdetto delle urne, resta materia di politica estera ordinaria, non più vincolata da un mandato costituzionale restrittivo.

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