Referendum Svizzera, bocciata l'iniziativa sulla neutralità: il no al 71%
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Redazione Esteri
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Gli elettori svizzeri hanno respinto nettamente l'iniziativa popolare promossa da Pro Svizzera e da esponenti dell'Unione Democratica di Centro, il principale partito della destra conservatrice. Il quesito chiedeva di rafforzare nella Costituzione l'impegno del Paese alla neutralità, sancita sin dalla metà del XIX secolo e oggetto di anni di dibattito. Secondo le proiezioni diffuse dall'istituto demoscopico gfs.bern per conto della Ssr, il no si attesta al 71 per cento dei votanti.
Un esito annunciato nelle urne
Il politologo Urs Bieri di gfs.bern ha spiegato alla radio Srf che l'iniziativa ha ottenuto scarso sostegno al di fuori dell'elettorato di destra conservatrice. «Non sarà una giornata appassionante», aveva commentato in precedenza, aggiungendo che «il voto contrario è netto». Per l'analista, resta «incerto se la popolazione abbia riconosciuto il problema» che i promotori intendevano affrontare. Il collega Lukas Golder ha invece parlato di un «chiaro voto per una neutralità differenziata»: l'idea di neutralità non è messa in discussione, ma deve restare un campo d'azione per la politica.
Cosa prevedeva il testo
L'iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera» mirava a iscrivere nella Costituzione il principio della «neutralità perpetua e armata». Il testo stabiliva che la Confederazione non potesse aderire ad alcuna alleanza militare o di difesa, né collaborare con una di esse, salvo in caso di aggressione diretta o preparata ai danni del Paese. Vietava inoltre la partecipazione a conflitti armati tra Stati terzi.
Sul piano delle sanzioni economiche, la Svizzera avrebbe potuto adottarle solo se decise dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, mantenendo la possibilità di misure contro l'elusione delle stesse. L'iniziativa prevedeva infine che il Paese rafforzasse il proprio ruolo di mediatore internazionale.
Le ragioni del sostegno e dell'opposizione
Il comitato promotore, coordinato dall'organizzazione Pro Schweiz, erede dell'Auns un tempo presieduta da Christoph Blocher, sosteneva che una neutralità rigorosa avrebbe tenuto la Svizzera fuori dai conflitti altrui, contribuendo alla sua sicurezza. Secondo i fautori, il Paese avrebbe dovuto rinunciare anche alle sanzioni economiche, che colpiscono spesso le popolazioni civili più dei responsabili delle violazioni. A sostegno dell'iniziativa si erano schierati l'Udc, l'Unione democratica federale e singoli esponenti del centro-sinistra.
Il Consiglio federale e il Parlamento avevano raccomandato il no. In Consiglio nazionale si erano espressi contro 124 membri su 189, con 5 astensioni; in Consiglio degli Stati la bocciatura era passata con 29 voti contrari e 10 favorevoli. Le opposizioni, che riunivano tutti i principali partiti tranne l'Udc, sostenevano che la prassi vigente avesse dato buona prova e che la Costituzione garantisse al governo la flessibilità necessaria per reagire a scenari internazionali mutati.
La Svizzera, argomentavano, deve poter continuare a collaborare con altri Stati per rafforzare la propria sicurezza e a recepire sanzioni quando lo ritenga necessario per difendere il diritto internazionale. Il consigliere federale Ignazio Cassis aveva sintetizzato la posizione dell'esecutivo: «La nostra neutralità funziona. Non dobbiamo cambiarla».
Un quadro costituzionale che resta invariato
La Svizzera è riconosciuta come neutrale a livello di diritto internazionale dal 1815. Con la fondazione dello Stato federale, nel 1848, la neutralità è stata menzionata nella Costituzione, senza però essere definita come un principio dettagliato. La sua portata concreta deriva oggi dal diritto internazionale e dalla politica di neutralità condotta dal Consiglio federale e dal Parlamento. Il voto non verteva dunque sull'opportunità di restare neutrali, condizione già acquisita, ma sulla misura di quella neutralità e sul margine di manovra da lasciare all'esecutivo e al legislatore.
Con la bocciatura dell'iniziativa, l'assetto vigente rimane immutato.
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