Svizzera, referendum sulla neutralità bocciata la stretta della destra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli elettori svizzeri hanno respinto il referendum sulla neutralità svizzera promosso dagli ambienti conservatori, bocciando con il 70,15% dei voti l’iniziativa che chiedeva di rendere “permanente e armata” la neutralità della Confederazione. Il risultato mantiene l’attuale impostazione della politica estera di Berna, compresa la possibilità di adottare sanzioni economiche contro altri Paesi in determinate condizioni.

La proposta sostenuta da Pro Svizzera e Udc

L’iniziativa “Salvaguardia della neutralità svizzera” puntava a inserire nella Costituzione una definizione più rigida del principio di neutralità, limitando alcune scelte future della Confederazione. Il testo prevedeva una neutralità permanente e armata e introduceva vincoli sulla partecipazione a forme di cooperazione militare, oltre a restrizioni sulla possibilità di applicare sanzioni contro Stati coinvolti in conflitti, salvo eccezioni specifiche.

La campagna per il sì era stata sostenuta da Pro Svizzera e dall’Unione Democratica di Centro (Udc), principale partito della destra conservatrice elvetica. Tra i sostenitori più noti figurava Christoph Blocher, che aveva finanziato la mobilitazione con quasi 4 milioni di franchi. Il risultato delle urne ha però mostrato un ampio consenso contrario alla modifica costituzionale proposta.

Il significato del voto sulla politica estera di Berna

Il referendum ha confermato l’orientamento verso una neutralità interpretata come uno strumento di politica estera flessibile e non come un insieme di divieti assoluti. Il voto arriva in una fase caratterizzata dalle tensioni internazionali legate alla guerra in Ucraina e ai rapporti con la Russia, temi che hanno riaperto il dibattito sul ruolo della Svizzera negli equilibri europei.

La bocciatura consente al Consiglio federale di mantenere la possibilità di valutare caso per caso l’adozione di misure economiche contro Paesi coinvolti in crisi internazionali. La questione delle sanzioni contro Mosca era uno degli elementi centrali del confronto politico, perché la proposta avrebbe ridotto gli spazi di manovra di Berna su questo fronte.

Un risultato netto nelle urne svizzere

Il voto contrario ha raggiunto percentuali elevate in quasi tutto il Paese e l’iniziativa non ha ottenuto la maggioranza dei Cantoni. La partecipazione al referendum si è attestata al 47,1%, mentre anche nelle aree dove il sostegno alla proposta era più forte il testo non è riuscito a prevalere. In Ticino il rifiuto è stato più contenuto rispetto alla media nazionale, con il 51,7% di contrari, mentre in altri Cantoni i no hanno superato il 70%.

La stampa svizzera ha descritto il risultato come una netta sconfitta politica per i promotori della modifica costituzionale. La Neue Zürcher Zeitung ha definito l’esito un risultato “senza appello”, mentre analisti citati dai media elvetici hanno evidenziato le difficoltà dell’Udc nel raccogliere consensi oltre il proprio elettorato tradizionale.

La neutralità svizzera ha una lunga tradizione internazionale: il suo riconoscimento formale risale al Congresso di Vienna del 1815, dopo le guerre napoleoniche. Il referendum non ha modificato questo principio storico, ma ha deciso quale interpretazione giuridica e politica dovrà guidare le scelte della Confederazione nei prossimi anni.

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