Referendum sulla neutralità della Svizzera, il No vince con il 70,2% e salva le sanzioni Ue

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il referendum sulla neutralità della Svizzera si è concluso con una netta bocciatura della proposta di modifica costituzionale: il 70,2% degli elettori ha votato No all’iniziativa che chiedeva di rendere più rigida la tradizionale posizione del Paese. Il risultato ha respinto il progetto sostenuto dall’Unione democratica di centro (Udc/Svp) e da Pro Suisse, mantenendo l’attuale impostazione della neutralità elvetica.

La proposta per una neutralità più rigida respinta alle urne

Al centro della consultazione c’era l’iniziativa popolare “Salvaguardia della neutralità svizzera”, che puntava a inserire nella Costituzione federale una definizione più restrittiva del principio di neutralità. Il testo chiedeva che la Svizzera fosse definita come Stato permanentemente neutrale e armato, con limiti più severi nella collaborazione con alleanze militari e nell’adozione di misure contro Paesi coinvolti in conflitti.

La modifica avrebbe inciso anche sulla possibilità di applicare sanzioni economiche autonome contro Stati belligeranti, lasciando spazio soltanto ai provvedimenti decisi dalle Nazioni Unite o a quelli necessari per evitare l’elusione delle sanzioni. La questione aveva assunto particolare rilevanza dopo la decisione della Confederazione di adottare gran parte delle misure restrittive dell’Unione europea contro la Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina.

Il voto dei Cantoni e il significato politico del risultato

Il fronte del No ha prevalso in tutti i 26 Cantoni svizzeri, confermando una posizione uniforme tra le diverse aree linguistiche e territoriali della Confederazione. L’unica eccezione parziale è arrivata dal Ticino, dove la proposta è stata respinta con un margine più contenuto rispetto al resto del Paese. L’affluenza alle urne si è attestata al 47,1%.

La campagna referendaria aveva visto come protagonista anche Christoph Blocher, storico esponente dell’Udc e principale sostenitore dell’iniziativa. Il testo era stato promosso dagli ambienti conservatori favorevoli a una concezione più tradizionale della neutralità svizzera, mentre il Consiglio federale e il Parlamento avevano difeso l’attuale modello, ritenendolo sufficientemente flessibile per tutelare gli interessi del Paese.

La neutralità elvetica tra tradizione storica e politica estera

La neutralità svizzera è un principio centrale della politica estera della Confederazione ed è riconosciuta a livello internazionale. La sua forma attuale consente a Berna di non aderire ad alleanze militari difensive, ma anche di collaborare con altri Stati per questioni legate alla sicurezza e di svolgere attività diplomatiche di mediazione.

Il referendum non metteva in discussione l’esistenza della neutralità, ma la sua interpretazione futura. La richiesta dei promotori era quella di trasformarla in un vincolo costituzionale più rigido, riducendo il margine di decisione delle autorità federali in materia di politica internazionale.

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