Garlasco: il calvario senza fine della famiglia Poggi
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Redazione Interno
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Garlasco – Pensavamo e speravamo fosse finita. Il passato che non passa bussa all’ora di pranzo. Rita Preda e Giuseppe Poggi, come ogni giorno, accendono il televisore e lo sintonizzano sul Tg1. Nel soggiorno della villetta di via Pascoli a Garlasco ci sono solo loro due. Sono in pensione. Marco, l’altro figlio, non abita più qui: vive e lavora altrove. La tavola è apparecchiata, spaghetti, insalata e un bicchiere di vino rosso. Ma l’appetito è un lontano ricordo.
Chiara Poggi e Serena Mollicone sono state ammazzate agli inizi di questo millennio e ancora attendono giustizia. Entrambi i processi clamorosamente si riaprono, stagliando gli ennesimi dubbi sull’operato della magistratura la cui credibilità appare in caduta libera. Il comandante dei carabinieri di Arce ritorna così sotto processo per la morte di Serena e, per quella di Chiara, si riaprono vecchie ferite.
Andrea Sempio si presenta in procura a Pavia martedì scorso, con un’informazione di garanzia in tasca firmata il 21 febbraio scorso dal pm Valentina De Stefano e dall’aggiunto Stefano Civardi e l’ombra maligna di un déjà vu. Omicidio volontario è l’accusa: il massacro di Chiara Poggi nella villetta di Garlasco, commesso la mattina del 13 agosto 2007 «con il concorso di altri soggetti o con Alberto Stasi». Giuseppe Poggi, il padre di Chiara, risponde al telefono e bastano poche parole per capire che per lui e per tutta la sua famiglia quello che sta succedendo riapre una ferita dolorosissima. Signor Poggi, Andrea Sempio era già stato indagato anni fa. Avete mai avuto qualche dubbio su di lui? «Ma no, ma mai. Sulla colpevolezza di Stasi non abbiamo mai avuto dubbi».




