Crans-Montana, scarcerato il gestore del locale dopo il pagamento della cauzione
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Redazione Esteri
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Come ampiamente prevedibile, il Tribunale delle misure coercitive di Sion ha disposto la scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario e gestore, insieme alla moglie Jessica Maric, del bar Le Constellations di Crans-Montana, teatro della sciagura nella notte di Capodanno che causò la morte di quaranta persone e il ferimento di più di un centinaio di presenti. La decisione, che segue l'esito dell'udienza sulla revisione della custodia cautelare, è stata resa possibile dal versamento di una cauzione fissata in duecentomila franchi svizzeri, circa duecentoquindicimila euro. Moretti, indagato – al pari della consorte – per i reati di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo, pur riacquistando la libertà personale rimarrà tuttavia assoggettato a una serie di prescrizioni cautelari, fra le quali spiccano l'obbligo di firma periodica e la consegna dei documenti di identità alle autorità giudiziarie, misure volte a scongiurare ogni concreto pericolo di fuga.
La polemica sulla cauzione e gli interrogatori
La scarcerazione, attesa e tecnicamente legata all'adempimento di una condizione pecuniaria, non ha però placato le polemiche che da settimane accompagnano l'inchiesta penale sulla strage. Una parte di queste critiche, come emerso da fonti vicine al procedimento, si concentra proprio sulla modalità con cui è stata raccolta la somma necessaria alla libertà provvisoria. I coniugi Moretti, infatti, risultano formalmente privi di redditi dichiarati, circostanza che rendeva insolita la capacità di far fronte a un tale esborso in tempi così rapidi. Il denaro, come confermato dagli avvocati difensori, sarebbe stato interamente versato da un "caro amico" dell'indagato, il quale ha espressamente richiesto e ottenuto di mantenere l'anonimato, una scelta che solleva interrogativi sull'origine della liquidità e che alcuni osservatori giudicano opaca. A ciò si aggiungono, secondo quanto trapelato, riserve sullo svolgimento delle prime fasi investigative, con alcuni interrogatori definiti, da fonti interne, "incompleti" o affrettati, un elemento che rischia di appesantire il già complesso iter giudiziario.
La posizione distinta della moglie Jessica Maric
Se per Jacques Moretti il percorso ha significato la reclusione preventiva e ora la libertà condizionata al pagamento della cauzione, diversa è stata finora la situazione processuale per sua moglie, Jessica Maric. La donna, pur essendo indagata per le medesime imputazioni, non è mai stata condotta in carcere. I giudici di Sion, valutando il suo profilo individuale e ritenendo minori i rischi di inquinamento probatorio o di fuga, le hanno applicato sin dall'inizio misure cautelari alternative di tipo prescrittivo. Anche per lei, dunque, vigono obblighi stringenti e controlli, sebbene non comportanti la privazione della libertà personale, una differenza di trattamento che sottolinea come le valutazioni del tribunale abbiano operato un bilanciamento distintivo per ciascuno dei due coindagati, pur nella cornice unitaria del tragico evento.
L'inchiesta prosegue sui fatti della strage
La scarcerazione di Moretti, se segna una svolta nel suo procedimento personale, non rappresenta in alcun modo una chiusura per l'inchiesta sulla strage di Crans-Montana, la cui attività procede a ritmo serrato. I pubblici ministeri e gli investigatori sono al lavoro per ricostruire con precisione le dinamiche che portarono all'incendio devastante, concentrandosi su tutti gli elementi tecnici e sulle possibili responsabilità nella gestione della sicurezza del locale. L'attenzione rimane massima, anche alla luce dell'enorme impatto emotivo e sociale della tragedia, e ogni sviluppo giudiziario viene monitorato con partecipazione dalle famiglie delle vittime e dai superstiti, mentre la macchina della giustizia cerca risposte definitive su una delle pagine più nere recenti della cronaca.




