25 aprile, la lezione di Calamandrei: «La Costituzione vive se la facciamovivere»
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Redazione Interno
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Ottant’anni dopo la Liberazione, il 25 aprile non è solo una ricorrenza storica ma un monito che attraversa il tempo, come ricordava Piero Calamandrei: la Costituzione, nata dalla Resistenza, non è un documento immobile, ma un patto che si rinnova ogni giorno. Quello alla democrazia, sancito dall’articolo 21 della Dichiarazione universale dei diritti umani e dagli artt. 1, 2 e 3 della Carta italiana, è un diritto che racchiude in sé dignità, libertà e uguaglianza, principi senza i quali gli altri diritti fondamentali rischiano di svuotarsi.
Se oggi pochi testimoni diretti possono raccontare quei giorni, è perché il ricordo è passato alle nuove generazioni, chiamate a custodire non solo la memoria ma l’eredità di un Paese che, anche attraverso la resistenza civile, si è liberato dal fascismo. Un passaggio di testimone che si ripete a Civitella in Val di Chiana, dove il Gp Liberazione, dopo la pausa forzata per la visita del presidente Mattarella nel 2024, torna a unire sport e storia, con oltre 200 ciclisti in gara tra Esordienti e Allievi.
A Roma, intanto, le celebrazioni ufficiali vedono le massime cariche dello Stato rendere omaggio al milite ignoto. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affiancato dal premier Giorgia Meloni, dai presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, e dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ha deposto una corona all’Altare della Patria, in una cerimonia che ribadisce l’unità attorno ai valori antifascisti.




