Un italiano su tre riduce la spesa per il cibo: il rapporto Istat su un paese più povero

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Istat, nel suo ultimo rapporto sui consumi delle famiglie relative all’anno in corso, ha certificato una tendenza che ormai è sotto gli occhi di tutti: quasi una famiglia italiana su tre, per la precisione il 31,1%, ha dichiarato di aver ridotto in modo sensibile, se non addirittura azzerato, gli acquisti di prodotti alimentari e bevande. Si tratta di un dato che, fino a pochi anni fa, sarebbe stato considerato impensabile in un paese dalla consolidata tradizione enogastronomica, e che oggi invece delinea un panorama sociale profondamente mutato, dove la spesa al supermercato è diventata il primo parametro sul quale intervenire per bilanciare i conti domestici. La scelta, obbligata per la maggior parte dei casi, ricade sia sulla quantità dei prodotti messi nel carrello, con porzioni più piccole o acquisti meno frequenti, sia sulla loro qualità, optando per marche commerciali o beni di prima necessità a scapito di quelli che un tempo erano considerati piccoli sfizi irrinunciabili.

Una spesa familiare stagnante che nasconde sacrifici

Questa contrazione degli acquisti alimentari, che rappresenta la spesa più consistente dopo quella per l’abitazione, si inserisce in un contesto generale di sostanziale stasi della spesa media mensile delle famiglie, attestatasi intorno ai 2.755 euro, un valore quasi identico a quello dell’anno precedente. La staticità di questa cifra complessiva, tuttavia, nasconde in realtà un profondo riassestamento delle priorità e delle abitudini. Le risorse, sempre più esigue, vengono dirottate verso voci fisse e inderogabili, come le bollette e i mutui, mentre tutto ciò che è considerato superfluo o perfino parte integrante di un’alimentazione varia e sana viene progressivamente sacrificato. È un riassestamento silenzioso, che avviene tra gli scaffali dei supermercati e che racconta, forse più di qualsiasi altro indicatore economico, la fatica quotidiana di milioni di persone.

Il divario Nord-Sud sulla spesa alimentare

La fotografia scattata dall’istituto di statistica non è omogenea sul territorio nazionale, anzi, restituisce un’Italia spaccata in due da un divario economico che si fa sentire in maniera marcata proprio sulla tavola. Se al Centro la spesa media mensile si attesta su livelli più sostenuti, come dimostrano i dati parziali che riguardano le Marche – dove, nonostante una spesa complessiva inferiore alla media centrale, quella per alimenti e bevande supera i 520 euro – al Sud la situazione appare ben più critica. In alcune regioni meridionali, infatti, le famiglie arrivano a spendere fino a 800 euro in meno al mese rispetto a quelle del Nord, un gap che si traduce inevitabilmente in una capacità di acquisto drasticamente ridotta e in un accesso a beni di prima necessità più limitato.

L'aumento del sovraindebitamento e una fragilità strutturale

La conferma di un malessere economico diffuso e sempre più strutturale arriva anche dalle associazioni dei consumatori, le quali segnalano un aumento costante del numero di persone che si rivolgono ai loro sportelli perché in una condizione di sovraindebitamento. Si tratta di cittadini che, avendo ormai esaurito ogni margine di manovra sul fronte delle entrate, si trovano costretti a tagliare le uscite più vitali, compresa quella per il cibo, in un circolo vizioso dal quale è sempre più difficile uscire. Questo scenario, del resto, non fa che consolidare un trend negativo osservato già nel corso dell’anno precedente, indicando una fragilità del potere d’acquisto che non accenna a diminuire e che continua a rappresentare una delle principali criticità per l’economia del paese.

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