Camorra a Pomigliano d’Arco: audio shock e raid armati scuotono la città
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Redazione Interno
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Un bambino di tre anni gioca sul pavimento di casa mentre, in sottofondo, risuonano parole pesanti. La madre è in videochiamata con un detenuto del carcere di Carinola, suo cognato, e la conversazione scivola rapidamente su affari criminali e persone da colpire. «Dobbiamo sparare a tutti», afferma l’uomo dall’altra parte dello schermo. La donna, quasi come per gioco, chiede al figlio: «Perché, sai usare la pistola?». La risposta del bimbo, che balbetta «Sparo ai pol…», lascia poco spazio all’immaginazione. Questo dialogo, intercettato dagli investigatori, è solo uno dei tasselli emersi nell’ambito di un’inchiesta che sta scuotendo Pomigliano d’Arco, comune alle porte di Napoli, dove la camorra sembra aver ripreso vigore, infiltrandosi anche nelle pieghe più intime della vita quotidiana.
L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha portato all’arresto di 27 persone, legate a due clan rivali attivi nell’area Nord del capoluogo campano. Tra i reati contestati, oltre all’associazione mafiosa, ci sono estorsioni, traffico di droga e rapine armate. Proprio quest’ultimo aspetto ha riportato alla luce un episodio particolarmente violento: un raid in una paninoteca, avvenuto lo scorso anno, in cui un commando di minorenni, armati di pistole, ha fatto irruzione nel locale, minacciando i presenti, rubando il denaro e dileguandosi dopo aver esploduto alcuni colpi. Le immagini, riprese dalle telecamere di sicurezza, mostrano una freddezza disarmante, segno di una criminalità sempre più giovane e spregiudicata.
Il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, si è difeso dalle accuse di aver sottovalutato il fenomeno, inviando una lettera al procuratore Nicola Gratteri in cui chiede un incontro per chiarire la propria posizione. «Sarei grato se volesse concedermi l’opportunità di esporle di persona, presso la Procura, la mia posizione in merito e di raccontarle con dovizia di particolari ogni aspetto della vicenda», ha scritto il primo cittadino, cercando di prendere le distanze da eventuali equivoci.
Intanto, Anna Rea, ex segretaria della Uil Campania e oggi presidente nazionale di Adoc, ha espresso preoccupazione per la situazione della sua città. «Pomigliano è travolta da crisi e microcriminalità», ha dichiarato, sottolineando come l’inchiesta abbia portato alla luce un quadro già critico, caratterizzato da un aumento dei furti, un uso sempre più frequente delle armi e un preoccupante fenomeno di bullismo tra i giovani.




