Caterina Caselli, gli 80 anni del “casco d’oro” tra lutti familiari, successi planetari e la scoperta di nuovi talenti

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La figlia di un salumiere e di una magliaia, quella che da ragazzina viveva in due sole stanze nel Modenese, ha attraversato decenni di costume e di musica con la stessa energia di quando sognava di diventare una pop star, e quel sogno, come sappiamo, l’ha non solo realizzato ma anche superato. Caterina Caselli, che oggi, 10 aprile, spegne 80 candeline, non è soltanto l’interprete di "Nessuno mi può giudicare" o di "Insieme a te non ci sto più", brani che hanno scolpito un’epoca; è soprattutto una delle menti più lungimiranti del panorama discografico italiano, quella che ha saputo trasformare il proprio addio alle scene (avvenuto nel 1975, dopo il matrimonio con il discografico Piero Sugar e la nascita del figlio Filippo) in una seconda carriera folgorante dietro le quinte.

L’infanzia di questa ragazza emiliana, però, porta con sé un peso specifico che raramente viene raccontato con la dovuta profondità. Quando aveva appena 14 anni, perse il padre, Francesco Caselli, a causa di un suicidio legato a una grave forma di depressione; un dolore, quello, che segnò indelebilmente il suo percorso umano e che lei stessa ha definito una ferita capace di insegnare la fragilità e, al tempo stesso, la forza. Era una famiglia che viveva a Magreta, frazione di Formigine, e fu proprio lì, dietro la scuola, che la piccola Caterina vide un’insegna di un insegnante di canto che le cambiò la vita: contro il parere della madre (che voleva per lei una vita tranquilla e un buon partito), fu la zia a sostenerla, aprendole quella porta che l’avrebbe portata prima sulle balere emiliane a suonare il basso, poi a Roma, nel mitico Piper Club, dove si guadagnò il celebre soprannome di "Casco d'oro".

L’ascesa, la rivoluzione silenziosa e la scoperta di Elisa e Negramaro

Arriviamo così agli anni Sessanta, quelli in cui la sua voce chiara e decisa divenne il simbolo di una femminilità autonoma e ribelle. Se Adriano Celentano rifiutò "Nessuno mi può giudicare" (preferendole "Il ragazzo della via Gluck"), per lei fu l’occasione della vita: presentata al Festival di Sanremo del 1966 con quel caschetto biondo ossigenato, la canzone vendette oltre un milione di copie, imponendola come regina indiscussa del beat italiano. A questo successo fecero seguito "Perdono" (trionfo al Festivalbar), i musicarelli come "Io non protesto, io amo", e capolavori di eleganza stilistica come "Cento giorni" e la celeberrima "Insieme a te non ci sto più", scritta da Paolo Conte.

Tuttavia, a differenza di molte sue colleghe, Caselli non si è fossilizzata sui vecchi allori. La sua vera rivoluzione è iniziata quando ha deciso volontariamente di abbassare il sipario da interprete per alzare quello da imprenditrice, mettendo a frutto uno sguardo profondo e quasi infallibile verso i talenti del futuro. Con la sua etichetta "Ascolto", prima, e con il lavoro nella Sugar Music, poi, ha letteralmente plasmato la musica italiana contemporanea: fu lei a credere per prima in Andrea Bocelli, a scoprire una giovanissima Elisa Toffoli, a lanciare i Negramaro, Malika Ayane, Madame e gli Avion Travel. In un’intervista, ha raccontato che il segreto sta nel trovare "la chiave giusta" e nel saper lavorare intorno all’ispirazione, un metodo che ha restituito dignità artistica anche al mercato discografico più commerciale.

La malattia, la timidezza e l’assenza del marito Piero Sugar

Negli ultimi anni, la vita privata di questa signora della musica è stata messa a dura prova da eventi che hanno richiamato la sua proverbiale resilienza. Da un lato, la scomparsa del compagno di una vita, Piero Sugar, avvenuta nel 2022 dopo 52 anni di matrimonio: un vuoto che, come ha confidato, riempie ancora oggi quella che definisce "la sua assenza", una presenza fatta di silenzi e di ricordi che la accompagnano ogni giorno. Dall’altro, la battaglia contro un carcinoma invasivo alla mammella, scoperto nel 2017: dopo una prima terapia innovativa che non ha funzionato, si è sottoposta alla chemioterapia, perdendo i capelli e vivendo momenti di grande difficoltà, seppur senza mai fermarsi.

Nonostante l’immagine pubblica da donna forte e determinata, Caselli ha rivelato un lato inaspettato della sua personalità, quello di una timidezza quasi paralizzante che l’ha sempre contraddistinta. "Se fossi stata giovane oggi", ha dichiarato a Vanity Fair, "non avrei mai potuto fare un talent show", ammettendo che il palcoscenico, per quanto l’abbia resa celebre, non è mai stato il suo habitat naturale quanto piuttosto lo studio di registrazione o l’ufficio da manager. È proprio questa contraddizione – una donna apparentemente riservata ma capace di graffiare la musica italiana in modo indelebile – a renderla un’icona ancora attuale, insignita del premio alla carriera dal Festival di Sanremo nella recente edizione condotta da Carlo Conti e celebrata come Cavaliere del Lavoro.

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