Attacco russo su Kiev, 16 missili e oltre 200 droni: le immagini

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Russia ha lanciato un nuovo attacco su Kiev con 16 missili balistici e oltre 200 droni, colpendo anche infrastrutture energetiche in diverse regioni dell’Ucraina. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato l’offensiva notturna, condotta con più ondate e diretta contro la capitale e il territorio circostante. I bombardamenti hanno provocato vittime, feriti e interruzioni della corrente elettrica, mentre i soccorritori sono intervenuti nelle aree colpite per fronteggiare incendi e mettere in sicurezza le zone danneggiate. Le immagini dei soccorsi documentano le conseguenze degli attacchi e il lavoro delle squadre di emergenza.

Infrastrutture energetiche danneggiate e blackout in diverse regioni

Le conseguenze più estese riguardano la rete energetica: secondo il presidente ucraino, sono state danneggiate più di dieci strutture del settore, con ripercussioni sulla fornitura elettrica. Oltre 550mila famiglie sono rimaste senza corrente, un dato che misura l’impatto dei raid sulla vita quotidiana della popolazione. Gli attacchi hanno interessato aree distribuite su un territorio molto ampio, dall’Oblast’ di Kharkiv fino alla Volinia e alla regione di Odessa. Il danneggiamento degli impianti energetici aggiunge nuove difficoltà alla gestione dei servizi essenziali, mentre le autorità devono affrontare contemporaneamente le emergenze provocate dalle esplosioni e dagli incendi.

Nel nord-ovest del Paese, la regione di Rivne è stata interessata da bombardamenti che hanno colpito infrastrutture civili e provocato roghi. Quattro persone sono rimaste ferite negli attacchi segnalati lunedì, mentre i vigili del fuoco sono intervenuti per contenere le fiamme. Il governatore regionale Oleksandr Koval ha riferito anche di interruzioni dell’elettricità nell’area. Le operazioni di emergenza si sono quindi concentrate sia sulla gestione degli incendi sia sulle conseguenze dei danni alle infrastrutture, in uno scenario nel quale i bombardamenti hanno coinvolto più zone del Paese e non soltanto il territorio della capitale.

Vittime civili e feriti dopo i bombardamenti

Le conseguenze umane degli attacchi sono emerse anche a Kharkiv, dove un bombardamento avvenuto in pieno giorno ha ucciso una bambina e due donne. Almeno quindici persone sono rimaste ferite. Le vittime civili si aggiungono ai danni materiali provocati dai raid, che hanno interessato strutture energetiche e obiettivi civili in diverse località. A Kiev, le autorità hanno segnalato danni alle infrastrutture cittadine, mentre gli interventi dei soccorritori hanno richiesto l’impiego delle squadre antincendio e dei servizi di emergenza. La distribuzione geografica degli episodi mostra come le conseguenze dei bombardamenti si estendano oltre il principale obiettivo dichiarato dell’offensiva.

Le tensioni con Washington e il nodo delle informazioni militari

L’offensiva ha riacceso anche le tensioni tra Kiev e i suoi alleati sul tema della condivisione delle informazioni militari. Zelensky ha contestato la mancata comunicazione preventiva dei lanci di missili balistici da parte dei partner occidentali, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio ha respinto le accuse relative alla gestione degli avvertimenti. La questione riguarda la capacità ucraina di prepararsi agli attacchi e organizzare la risposta difensiva, in particolare quando vengono impiegati vettori balistici. Il rapporto con Washington è un elemento delicato anche per il ruolo dell’intelligence statunitense nell’individuazione delle minacce e nel supporto alle operazioni ucraine.

Sul fronte militare, un soldato ucraino ferito è stato evacuato per la prima volta con un drone, secondo quanto riportato nella ricostruzione degli eventi. L’impiego di velivoli senza pilota per il trasporto di un militare ferito rappresenta un utilizzo diverso da quello offensivo o di ricognizione, già centrale nel conflitto. Sul piano diplomatico è stata inoltre prospettata l’ipotesi di un incontro trilaterale tra Vladimir Putin, Donald Trump e Xi Jinping a novembre, con l’obiettivo di discutere la pace.

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