Serie A Women e Msd Italia, al via la campagna “Blocca l’Hpv con la vaccinazione”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Il legame tra il mondo del calcio e le battaglie di salute pubblica si stringe ulteriormente attorno a un obiettivo comune, che è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione. La Serie A Women, in collaborazione con Msd Italia, ha lanciato ufficialmente “Blocca l’Hpv con la vaccinazione”, una campagna di comunicazione che ha ricevuto il via libera dal Ministero della Salute e che punta a informare cittadini e tifosi sui rischi legati al papillomavirus umano e, soprattutto, sugli strumenti per contrastarli. L’iniziativa, che sarà veicolata attraverso molteplici canali, si basa su una metafora calcistica tanto immediata quanto efficace: il gesto atletico della portiera che si oppone al tiro avversario, parando e bloccando il pallone, diventa il simbolo della protezione offerta dal vaccino. Così come un estremo difensore, con il suo intervento, scongiura un goal potenzialmente decisivo per le sorti dell’incontro, analogamente la profilassi consente di neutralizzare il virus, impedendogli di provocare, nel tempo, lesioni tumorali potenzialmente letali sia negli uomini sia nelle donne.
Un messaggio che unisce sport e impegno civile
Alla base del progetto, come spiegato dagli stessi promotori, non c’è soltanto una mera operazione di sponsorizzazione o di visibilità, ma la volontà concreta di sfruttare il potenziale comunicativo del calcio femminile, un movimento in costante ascesa che oggi conta circa cinquantamila tesserate tra settore giovanile e massima serie, per veicolare contenuti di alto valore sociale. L’approccio scelto è multicanale e si avvale di un video, realizzato con tecniche moderne che includono l’intelligenza artificiale per ricreare parate spettacolari ispirate alle gesta delle portiere del campionato, per catturare l’attenzione di un pubblico vasto ed eterogeneo. La figura del portiere, del resto, si presta naturalmente a rappresentare l’idea di una barriera, di un muro contro le minacce esterne, in questo caso rappresentate dai ceppi oncogeni del papillomavirus. Il messaggio, che invita a chiedere informazioni al proprio medico o a visitare il sito web dedicato, verrà diffuso non solo sulle piattaforme digitali e social, da YouTube a TikTok, ma anche in occasione degli eventi dal vivo: sarà programmato su DAZN durante le partite di campionato e apparirà sui LED a bordo campo negli stadi che ospiteranno la Coppa Italia Women, portando la prevenzione direttamente nei luoghi frequentati dagli appassionati.
I numeri e le strategie per contrastare il virus
L’iniziativa si inserisce in un contesto epidemiologico ben preciso, che vede l’Hpv, o papillomavirus umano, come l’infezione a trasmissione sessuale più diffusa, capace di colpire indistintamente i due sessi. Se nella maggior parte dei casi il sistema immunitario è in grado di debellare il virus spontaneamente, in alcune circostanze l’infezione può cronicizzare e portare, nel corso degli anni, allo sviluppo di lesioni precancerose e tumori. Le stime parlano chiaro: in Italia, ogni anno, circa ottomilaottocento nuovi casi di cancro sono attribuibili a infezioni da ceppi oncogeni del papillomavirus. In Europa, la percentuale di tumori della cervice uterina causati dal virus raggiunge il cento per cento, ma non è l’unico: una quota significativa di neoplasie della vagina, della vulva, del pene, dell’ano e dell’orofaringe è anch’essa Hpv-correlata. Di qui la necessità di agire su due fronti distinti e complementari, come ricordano gli specialisti. Da un lato c’è la prevenzione primaria, affidata alla vaccinazione, offerta gratuitamente in Italia a ragazzi e ragazze a partire dagli undici anni, e in grado di prevenire le infezioni e le successive lesioni precancerose. Dall’altro, per la popolazione femminile, resta fondamentale la prevenzione secondaria, che si attua attraverso i programmi di screening organizzati dal Servizio Sanitario Nazionale, come il Pap-test e l’Hpv Dna test, strumenti essenziali per una diagnosi precoce delle alterazioni cellulari a livello del collo dell’utero.
La testimonianza e la responsabilità condivisa
A dare un volto e una profondità emotiva alla campagna contribuisce in maniera determinante la figura di Federica Cappelletti, presidente della Serie A Women. Il suo impegno in questa iniziativa, come lei stessa ha avuto modo di raccontare, affonda le radici in una storia personale e familiare che rende il tema della prevenzione un valore intimo prima ancora che pubblico. Il riferimento è al marito, Paolo Rossi, l’eroe del mondiale del 1982 scomparso nel dicembre del 2020 dopo una breve malattia: un tumore ai polmoni, diagnosticato solo pochi mesi prima della morte. Una vicenda, questa, che Cappelletti ha più volte richiamato per sottolineare come, nonostante i controlli e uno stile di vita sano, la malattia possa talvolta presentarsi in modo subdolo e aggressivo. Da qui la consapevolezza, e quasi un dovere morale, di portare avanti quei principi di attenzione alla salute che condivideva con il marito, trasformando l’eredità affettiva in un’azione concreta a beneficio della collettività. Le parole della presidente, che guida un movimento in forte espansione con l’obiettivo di dare sempre più dignità e visibilità al calcio giocato dalle donne, sottolineano la necessità di fare squadra, di unire le forze con le istituzioni e le aziende sanitarie per proteggere il maggior numero di persone possibile, perché la partita più importante, in questo caso, si gioca sul terreno della salute.




