L'Iran, il dopo-Khamenei tra guerra e successione: Larijani annuncia il consiglio direttivo provvisorio, i pasdaran minacciano ritorsioni

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il processo di transizione del potere in Iran, dopo la conferma della morte della guida suprema Ali Khamenei avvenuta nel corso dei raid congiunti di Stati Uniti e Israele, prenderà ufficialmente il via nella giornata di oggi, domenica 1 marzo. L'annuncio, che mette fine a ore di incertezza e smentite provenienti da Teheran, è arrivato per bocca di Ali Larijani, figura chiave dell'apparato di sicurezza e attuale capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, l'organismo che coordina le politiche difensive e le minacce alla repubblica islamica. La televisione di Stato, dopo aver trasmesso immagini d'archivio con lo schermo listato a lutto, ha diffuso le dichiarazioni di Larijani, il quale ha delineato i passaggi formali previsti dalla Costituzione iraniana per gestire quella che si profila come la più grave crisi istituzionale dal 1979. Il meccanismo, va detto, era stato pensato per garantire una continuità, ma la simultanea eliminazione di altri alti funzionari militari e l'ondata di attacchi in corso rendono il quadro particolarmente volatile.

Il meccanismo della successione e le figure pronte a gestire la fase transitoria

Nel dettaglio, Larijani ha spiegato che verrà costituito al più presto un consiglio direttivo provvisorio, un organo la cui formazione – come ha tenuto a precisare – inizierà da oggi in ottemperanza all'articolo 111 della Costituzione, quello che disciplina appunto gli scenari di morte o destituzione del leader. A prendere in mano le redini del paese, in questa fase di interregno, saranno tre figure: il presidente della Repubblica, Masoud Pezeshkian, il capo del potere giudiziario, Gholamhossein Ejei, e un giurista islamico membro del Consiglio dei Guardiani. Quest'ultimo, è stato precisato, verrà nominato dal Consiglio per il Discernimento, un altro organismo di alta consulenza. A loro spetterà il compito di guidare l'esecutivo e garantire le funzioni fondamentali dello Stato fino a quando l'Assemblea degli Esperti, un collegio di 88 religiosi, non riuscirà a riunirsi – operazione non semplice visti i bombardamenti in corso – per eleggere il nuovo leader supremo. Larijani, nel suo intervento, ha anche lanciato un monito chiaro: “I gruppi che cercano di dividere l’Iran devono sapere che non lo tollereremo”, parole che suonano come un avvertimento a eventuali fronda interne e un appello all'unità nazionale in un momento in cui il paese è sotto attacco.

La risposta militare e la minaccia dei pasdaran dopo l'uccisione di Khamenei

Sul fronte militare, la situazione è in rapida degenerazione. I pasdaran, il d'élite dei Guardiani della rivoluzione, hanno diffuso un comunicato minaccioso subito dopo la conferma della morte di Khamenei, parlando di una imminente e “feroce offensiva” contro “i territori occupati” – con chiaro riferimento a Israele – e le basi statunitensi presenti nell'area. Una minaccia che ha già trovato parziale esecuzione, con il lancio di una nuova ondata di missili e droni – incluso il modello ipersonico 'Fatah' – non più limitata al solo territorio israeliano. Colpiti, nella notte, obiettivi in Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, nazioni che ospitano installazioni militari americane. L'aeroporto di Dubai, uno degli scali più trafficati al mondo, e un hotel sull'isola artificiale di The Palm sono stati presi di mira, mentre a Manama e Doha si sono udite forti esplosioni. La risposta iraniana, insomma, sta cercando di allargare il conflitto per colpire gli alleati regionali di Washington, cercando di mostrare che, nonostante la decapitazione del vertice politico, la capacità di ritorsione rimane intatta.

Le dichiarazioni di Trump e la strategia del 'regime change'

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha rotto il silenzio definendo i raid congiunti “estremamente efficaci” e rivendicando la scelta di non fermarsi. In un videomessaggio di otto minuti, il tycoon ha dichiarato che l'offensiva – nome in codice 'Furia Epica' – continuerà “finché non ci sarà pace in Medio Oriente”, un'affermazione che lascia presagire una campagna prolungata. La strategia appare chiara: approfittare del vuoto di potere per favorire un cambio di regime. “Khamenei era una delle persone più malvagie della storia”, ha scritto Trump sul suo social, Truth, “questa è la più grande opportunità per il popolo iraniano di riprendersi il proprio Paese”. Parole cui ha fatto seguito un'offerta, rivolta ai membri delle forze di sicurezza e ai pasdaran: smettere di combattere e unirsi ai “patrioti iraniani” in cambio dell'immunità. In un'intervista a Cbs News, il presidente ha poi aggiunto che una soluzione diplomatica è “facilmente possibile ora più di ieri” e che ci sarebbero “alcuni buoni candidati” per guidare l'Iran, senza però fornire nomi né dettagli su chi, secondo Washington, potrebbe prendere il posto di Khamenei in una prospettiva post-regime.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.