Il calcio piange Nazzareno Canuti, lo "Sceriffo" che amava l'Inter
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Redazione Sport
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Il mondo del calcio, e in particolare quello milanese, è stato scosso dalla notizia della scomparsa di Nazzareno Canuti, spentosi improvvisamente all’età di settant’anni. La F.C. Internazionale Milano, società nella quale il difensore ha scritto una pagina significativa della propria carriera vincendo lo scudetto, ha espresso pubblico cordoglio, unendosi al dolore della famiglia e ricordando un uomo che ha incarnato, con il suo stile di gioco risoluto e dedicato, i valori più autentici del club. Canuti, nativo di Bozzolo il 15 gennaio del 1956, ha lasciato un segno indelebile non solo per i risultati ottenuti in campo, ma per l’attaccamento viscerale a quei colori che, come ebbe modo di dichiarare lui stesso in una passata intervista, rappresentavano per lui un sentimento puro e incondizionato: "L'Inter è l'Inter: si ama".
Una carriera tra i pali della difesa e la storia di Milano
Formatosi nel vivaio nerazzurro, Nazzareno Canuti esplose in prima squadra nel periodo d’oro della fine degli anni Settanta, contribuendo in maniera determinante alla conquista del Titolo nazionale nella stagione 1979-80. La sua figura in campo, imponente e dal carattere ruvido, gli valse ben presto il soprannome di "Sceriffo", un appellativo che racchiudeva la sua essenza di difensore centrale roccioso, temuto dagli attaccanti per la forza fisica e l’anticipo, capace di farsi sentire in ogni duello e di ricoprire, all’occorrenza, anche il ruolo di terzino. La sua carriera, tuttavia, lo portò a diventare, nel 1982, uno dei primi calciatori a compiere il trasferimento diretto tra le due grandi rivali cittadine, approdando al Milan dopo aver vestito per anni la maglia dell'Inter, un passaggio che all’epoca suscitò non poche discussioni ma che non scalfì mai, nelle sue dichiarazioni pubbliche, il legame affettivo con la sua prima squadra.
Oltre il derby: il ricordo di un calciatore di altri tempi
Il suo percorso professionale, che lo vide indossare anche la maglia del Genoa dopo l’esperienza rossonera, è stato ricordato dalle cronache sportive non solo per i meriti tecnici, ma per quell’aura di giocatore appartenente a un’epoca differente, dove il carattere e lo spirito di sacrificio erano qualità distintive quanto il talento. Lontano dai riflettori del campo, Canuti mantenne sempre un profilo riservato, lontano dalle polemiche gratuite, pur senza mai nascondere la sua fede sportiva, rimasta saldamente ancorata ai colori nerazzurri nonostante il successivo capitolo nella storia del Milan. La sua scomparsa prematura, giunta a pochi giorni dal compimento dei settant’anni, riporta all’attenzione una generazione di calciatori il cui nome è indissolubilmente legato a gesta tecniche e a un attaccamento alla maglia che trascendeva le semplici dinamiche di mercato.
Un lutto che unisce il mondo dello sport
Il cordoglio per la perdita di Nazzareno Canuti ha quindi travalicato i confini delle tifoserie, unendo in un unico sentimento di rimpianto il mondo intero dello sport. La sua figura, seppur legata a un periodo storico preciso del calcio italiano, continua a rappresentare un simbolo di dedizione assoluta e di quell’integrità agonistica che i tifosi più anziani ricordano con nostalgia. Le espressioni di dolore giunte dalla società nerazzurra, che lo ha definito "una pagina autentica della storia dell’Inter", sottolineano come il suo lascito vada ben al di là del singolo trofeo vinto, configurandosi invece come esempio di un calciatore completo, capace di coniugare la durezza in campo a una profonda, e mai rinnegata, identità sportiva.




