Addio a Nazzareno Canuti, storico difensore di Inter e Milan
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Redazione Sport
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Il calcio italiano perde un pezzo della sua storia, un giocatore che ha saputo vestire con uguale onore due maglie tra le più rivali al mondo. Nazzareno Canuti, scomparso improvvisamente all'età di settant'anni, ha legato il suo nome, in modo indelebile, a due dei club che hanno scritto le pagine più importanti del nostro campionato. Cresciuto nel vivaio nerazzurro, dove si era guadagnato il soprannome affettuoso di "Nazza", esordì in prima squadra nel 1975, dimostrando fin da subito quelle doti di affidabilità e rigore che lo avrebbero caratterizzato per l'intera carriera. Un percorso, il suo, che lo vide diventare uno dei pilastri della difesa dell'Inter di Eugenio Bersellini, il "sergente di ferro" che guidò la squadra alla conquista del dodicesimo scudetto nella stagione 1979-80, un trionfo costruito sulla grinta e sul gioco collettivo di una squadra interamente italiana.
Dallo scudetto nerazzurro all'avventura rossonera
Dopo sette stagioni in nerazzurro, un periodo durante il quale collezionò presenze di rilievo e si impose per la sua eleganza in campo, il suo destino calcistico prese una svolta inattesa. Nel 1982, infatti, Canuti compì il passaggio diretto all'altra metà di Milano, indossando la maglia del Milan, all'epoca militante in Serie B. Una scelta, questa, che lo colloca tra quei rarissimi calciatori ad aver rappresentato entrambe le grandi della città meneghina, un fatto che di per sé racconta la stima di cui godeva per le sue doti tecniche e umane. Con i rossoneri contribuì, con il suo solido apporto in difesa, alla stagione in cadetteria, vivendo un'esperienza professionale diversa ma ugualmente significativa, che arricchì ulteriormente il suo bagaglio di giocatore completo e rispettato.
Il ricordo delle società e gli anni dopo il ritiro
A testimonianza del profondo legame e del rispetto professionale che ha sempre caratterizzato la sua figura, l'Inter ha voluto ricordarlo con un messaggio di cordoglio nel quale ha sottolineato come Canuti abbia "sempre onorato la maglia con orgoglio, dedizione e spirito di sacrificio". Dopo le esperienze milanesi, la sua carriera proseguì, portandolo a vestire anche le maglie di Genoa e Catania, prima di concludere l'attività agonistica con la Solbiatese. Una volta appesi gli scarpini al chiodo, non si allontanò dal mondo del calcio, dedicandosi con passione all'attività di osservatore, ruolo nel quale mise a frutto la sua vasta esperienza e il suo occhio clinico per il talento, continuando a dare un contributo, seppur meno visibile, al movimento che lo aveva reso celebre.
Un uomo ricordato per la sua integrità
Oltre ai meriti sportivi, ciò che emerge con forza dai ricordi di chi lo ha conosciuto è il profilo di un uomo di grande umanità e integrità. La sua scomparsa improvvisa lascia un vuoto non solo nel ricordo delle imprese in campo, ma soprattutto in quello di una personalità schiva e corretta, lontana dai riflettori e totalmente dedita al suo lavoro. La sua storia, fatta di successi come lo scudetto ma anche di sfide e cambiamenti, rimane un esempio di come si possa servire il calcio ai massimi livelli mantenendo una coerenza di comportamento e un attaccamento ai colori che, pur cambiando, sono stati sempre portati con lo stesso inalterato orgoglio.




