Tragedia in Val Ridanna, la slavina travolge gli scialpinisti: due morti e tre feriti gravi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È un bilancio provvisorio, ma già drammatico, quello che i soccorritori hanno dovuto aggiornare nel corso della tarda mattinata di sabato, dopo che una valanga si è staccata in Val Ridanna, nel territorio di Racines. La massa nevosa, precipitata dalla Cima d’Incendio a quota 2.445 metri, ha travolto un gruppo di persone, lasciando sul terreno due vittime e ferendone gravemente altre tre. In tutto, i feriti accertati sono sette, sebbene per due di loro le lesioni riportate siano state classificate come lievi. A questi numeri, si aggiunge la preoccupazione per un disperso, la cui presenza nell’area al momento del distacco non è stata ancora chiarita del tutto.

L’intervento dei soccorsi tra montagna e ospedali

L’allarme è scattato immediatamente dopo il distacco, mobilitando le squadre del Soccorso Alpino che hanno operato sul terreno con l’ausilio di elicotteri, necessari per raggiungere la zona impervia dove la slavina ha scaricato la sua violenza. Le operazioni di recupero, complesse a causa delle condizioni orografiche e della quantità di neve accumulata, hanno permesso di estrarre i feriti e di avviarli alle strutture sanitarie. Uno dei feriti, in condizioni particolarmente critiche, è stato trasportato dall’elicottero di soccorso austriaco Christophorus direttamente alla Clinica universitaria di Innsbruck, varcando così il confine per essere assistito in un centro di traumatologia d’eccellenza. Il quadro clinico degli altri due feriti gravi ha invece reso necessario il coordinamento tra quattro nosocomi, dislocati tra l’Alto Adige e il Tirolo, in un’operazione che ha messo in rete le emergenze sanitarie dei due territori alpini.

Il contesto e le difficoltà del recupero

La zona colpita, situata nel massiccio del Tallone, è nota per essere frequentata da scialpinisti e appassionati di escursioni invernali, attratti da pendii che in questa fase della stagione richiedono però un’attenzione massima ai bollettini nivologici. I corpi delle due persone decedute, anch’essi scialpinisti, sono stati rinvenuti dalle masse nevose dopo un’ora di ricerche intense, condotte con sonde e cani da valanga. Le operazioni di soccorso, rese più complesse dal rischio di ulteriori distacchi indotti dalla presenza stessa dei soccorritori e dagli elicotteri in hovering, hanno imposto un approccio metodico: ogni spostamento sul campo doveva essere valutato per non amplificare i pericoli per chi era già impegnato nelle ricerche. La presenza del velivolo austriaco, parte di una consolidata collaborazione transfrontaliera in materia di protezione civile, ha evidenziato come la gestione di tali emergenze non possa prescindere da una sinergia operativa costante tra le regioni alpine confinanti.

Il quadro delle indagini e le dinamiche dell’incidente

Mentre i sanitari si concentravano sulla stabilizzazione dei feriti, sul luogo della tragedia hanno cominciato a operare anche gli inquirenti, chiamati a ricostruire le esatte dinamiche dell’incidente. L’attenzione si concentra ora sulle modalità con cui il gruppo si muoveva lungo il pendio, sulla distanza tra i componenti al momento del distacco e sulla valutazione che gli stessi avevano fatto del pericolo valanghe, classificato nella giornata di sabato come marcato su molti settori dell’arco alpino. La presenza di un disperso aggiunge un ulteriore elemento di incertezza al quadro, tenendo gli apparati di soccorso in stato di allerta anche nelle ore successive all’evento, pronti a riprendere le ricerche non appena le condizioni di luce e di stabilità del manto nevoso lo consentiranno. La Procura, che ha già aperto un fascicolo, cercherà di far luce su eventuali profili di responsabilità, senza però al momento formulare ipotesi specifiche se non quella di aver a che fare con l’ennesimo episodio di una stagione invernale che, sul fronte delle valanghe, si è rivelata particolarmente insidiosa.

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