Tragedia in val Ridanna, valanga travolge scialpinisti: due morti e cinque feriti
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Redazione Interno
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Il bilancio definitivo di quanto accaduto questo sabato sul versante altoatesino della val Ridanna è quello che nessuno avrebbe voluto ascoltare: due le vittime, entrambe residenti in zona, e cinque i feriti – di questi, tre versano in condizioni giudicate gravi dai sanitari intervenuti. L’allarme è scattato poco prima di mezzogiorno, intorno alle 11.40, quando un’enorme massa nevosa si è staccata dalla parete della Cima d’Incendio, una montagna la cui vetta tocca i 2.445 metri di quota e che sorge nelle vicinanze di un’altra cima ben nota, il Tallone.
Il distacco, che secondo le prime ricostruzioni ha interessato un fronte ampio circa 150 metri sviluppandosi per una lunghezza di diverse centinaia, ha messo in moto quasi l’intero pendio in quel punto particolarmente ripido. A essere investiti sono stati complessivamente 25 scialpinisti, suddivisi in più comitive presenti sul tracciato; la maggior parte di loro, fortunatamente, è stata sfiorata dalla slavina senza esserne inghiottita, riuscendo a mantenersi in superficie o rimanendo ai margini della colata.
Sul posto si è mobilitata una macchina dei soccorsi imponente: circa un’ottantina di uomini tra Soccorso Alpino (Cnsas), il Bergrettung Südtirol e la Guardia di Finanza, supportati da unità cinofile e vigili del fuoco della zona. Per raggiungere l’area, situata su un crinale esposto, sono state impiegate ben sei aeronavi: dai tre Pelikan altoatesini all’Aiut Alpin Dolomites, dall’elicottero della Guardia di Finanza fino al Christophorus 1 giunto dall’Austria. A supporto delle operazioni, sono stati allertati gli ospedali di Bolzano, Merano, Bressanone e, oltre confine, la clinica universitaria di Innsbruck, dove è stata verificata la disponibilità di posti letto in terapia intensiva.
Le persone coinvolte – che, va detto, erano dotate di Artva, l’apparecchio indispensabile per la localizzazione sotto la neve – sono state raggiunte dai soccorritori che hanno operato con sonde e unità cinofile. Per due degli scialpinisti, entrambi altoatesini, l’estrazione dalla massa nevosa non è servita purtroppo a nulla: i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Gli altri cinque travolti e sepolti sono stati invece recuperati e trasportati d’urgenza nei nosocomi della regione; di questi, tre si trovano ricoverati in condizioni ritenute critiche, mentre altri due, più fortunati, hanno riportato ferite di lieve entità.
Un contesto di pericolo moderato e il precedente di dieci anni fa
Il bollettino valanghe diffuso nella giornata di sabato per l’area trentino-altoatesina segnalava un grado di pericolo 2 su una scala di 5, un livello definito “moderato” che richiede comunque attenzione, in particolare per quanto riguarda la neve ventata e gli strati deboli persistenti presenti nel manto. Condizioni, queste, che non hanno fermato gli appassionati della montagna invernale, ma che impongono sempre una valutazione puntuale del territorio.
La memoria collettiva dell’Alto Adige, in queste ore di apprensione, non può non tornare a un decennio fa: solo pochi giorni prima di questa tragedia, il 12 marzo, ricorreva l’anniversario della maxi-valanga di Monte Nevoso, sopra Riva di Tures, che causò sei vittime – la più grave sciagura di questo tipo sugli altipiani altoatesini negli ultimi anni. Un precedente che pesa come un macigno sulla comunità degli sportivi e dei residenti.
Il dispiegamento dei mezzi e la risposta dell’emergenza
Sul crinale tra la val Ridanna e la val di Racines, la macchina organizzativa ha funzionato senza sosta per ore. Oltre ai soccorritori a terra, il coordinamento aereo ha garantito un ponte costante tra il luogo del distacco e le strutture sanitarie. Le sei eliambulanze hanno effettuato numerosi viaggi per trasportare i feriti a valle e per permettere l’accesso rapido dei tecnici del Soccorso Alpino. La centrale operativa di Bolzano, che ha gestito l’emergenza sin dalle prime fasi, ha coordinato le richieste di posti letto e l’allertamento degli ospedali, dimostrando una capacità di reazione immediata di fronte a una tragedia che poteva avere conseguenze ancora più gravi, considerando il numero elevato di persone presenti sul pendio al momento del distacco.




