La Fvm impone lo stop ai medici "a gettone": rischi per i pazienti e sprechi nelle Asl

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La Federazione dei vertici medici (Fvm) ha diffidato formalmente Regioni e aziende sanitarie dall’utilizzo improprio del personale assunto con contratti a gettone, definendolo un "fattore di rischio" per la sicurezza dei pazienti e uno "spreco di risorse pubbliche". L’avvertimento, rivolto a tutte le strutture del Servizio sanitario nazionale, sottolinea come il ricorso massiccio a medici precari – spesso ingaggiati tramite cooperative con compensi tra i 50 e i 120 euro l’ora – abbia creato nel tempo distorsioni contabili e criticità gestionali, oltre a esporre le amministrazioni a potenziali responsabilità legali.

La misura, già anticipata dalla legge 56 del 2023, è entrata in vigore oggi, giovedì 31 luglio, e blocca qualsiasi nuovo affidamento a liberi professionisti pagati a ore, mentre i contratti già attivi resteranno validi fino alla scadenza naturale. Un cambiamento che, se da un lato risponde all’esigenza di razionalizzare la spesa e garantire continuità assistenziale, dall’altro solleva interrogativi sulla capacità del sistema di colmare i vuoti lasciati da anni di precariato diffuso.

L’ospedale Parini di Aosta, ad esempio, ha già avviato la reinternalizzazione del personale, ma in molte regioni – soprattutto al Sud, dove la carenza di medici è più acuta – le Asl dovranno correre ai ripari. Il nodo centrale, come evidenziato dalla Fvm, è la necessità di privilegiare assunzioni tramite concorsi o contratti ordinari, limitando l’uso dei gettonisti ai casi strettamente eccezionali previsti dalla normativa.

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