Manovra 2026, il voto slitta ancora mentre si accumulano i nodi da sciogliere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A due mesi esatti da quel via libera in Consiglio dei ministri che, il 17 ottobre, avrebbe dovuto sancire l’avvio della corsa parlamentare, la legge di bilancio stenta persino a prendere la linea di partenza, umiliando di fatto le Camere e costringendole a un calendario di lavori convulso e incerto. La commissione Bilancio del Senato, il cui incontro serale di domenica è stato rimandato, si riunisce oggi alle 14 inaugurando una settimana che promette sedute a oltranza, forse fino a sabato, nella disperata ricerca di un testo su cui finalmente votare. Con solo quindici giorni utili prima dell’esercizio provvisorio, il governo e la sua maggioranza si ritrovano a riscrivere la manovra pezzo dopo pezzo, inviando emendamenti a singhiozzo senza che l’intesa interna sia sufficiente a dare il via ai lavori, mentre le opposizioni denunciano quello che definiscono, senza mezzi termini, un “bullismo istituzionale”.

I ritardi e il rischio ostruzionismo

Il relatore della legge di bilancio, il senatore di Fratelli d’Italia Guido Liris, cerca di smussare gli angoli, sostenendo che «quando c’è un quadro completo anche concordato nelle modalità con la minoranza, se si vuole si va molto rapidi», in una frase che, più che rassicurare, tradisce la consapevolezza del delicatissimo equilibrio da gestire. Quel che emerge con chiarezza, al di là delle posizioni ufficiali, è infatti lo spettro dell’ostruzionismo, una pratica che le opposizioni potrebbero facilmente mettere in campo se non verranno soddisfatte almeno in parte sulle numerose questioni ancora aperte, alcune delle quali di non poco conto.

I nodi fiscali e il passo indietro sugli affitti

Tra i dossier più spinosi, e che tengono banco in queste ore di trattative serrate, c’è senza dubbio il possibile introduzione di una tassa sui pacchi in arrivo da Paesi extra Unione Europea, una misura che divide la maggioranza e che rischia di rimanere in bilico fino all’ultimo. Parallelamente, il governo ha operato un parziale dietrofront sulla controversa proposta di alzare l’aliquota della cedolare secca per gli affitti della prima casa, un passo che Confedilizia ha giudicato positivo in sé, ma che viene immediatamente offuscato da un altro provvedimento che sta sollevando forti proteste.

La stretta sugli affitti brevi e le polemiche

L’esecutivo, infatti, intende inasprire ulteriormente la normativa – introdotta in precedenza da un altro governo – che obbliga i proprietari a costituirsi come impresa per la locazione breve. La soglia, che attualmente è fissata a più di quattro unità immobiliari, verrebbe abbassata a più di due, costringendo quindi una platea molto più ampia di persone ad assumersi oneri contabili, amministrativi e fiscali complessi. Una mossa che, secondo le associazioni di categoria, stravolgerebbe il mercato senza portare reali benefici, aggiungendo un ulteriore tassello di complessità a una manovra già di per sé intricata e ritardataria.

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