Il caso Cazzullo-Da Vinci e quelle parole sulla camorra che infiammano il dopo-Sanremo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A distanza di una settimana dalla proclamazione, l’eco del Festival di Sanremo non accenna a spegnersi, e anzi si alimenta di nuove polemiche che hanno spostato l’asse dalla musica al costume, e dal costume a una certa idea di rappresentazione del Sud. Al centro della bufera, questa volta, è finito Aldo Cazzullo, vicedirettore del Corriere della Sera, il quale, rispondendo a un lettore nella sua rubrica, aveva definito “Per sempre sì”, il brano vincitore interpretato da Sal Da Vinci, non solo di scarso valore artistico ma addirittura accostabile, per stile e retorica, alla possibile colonna sonora di un matrimonio della camorra, o in alternativa a una parodia di Checco Zalone.

Una frase, quest’ultima, che ha immediatamente innescato un vespaio di reazioni, arrivando persino negli studi televisivi di La Volta Buona, su Rai Uno, dove la conduttrice Caterina Balivo ha preso le difese del cantante napoletano, definendo l’uscita del giornalista quantomeno infelice. Nel corso della diretta, Cazzullo ha tentato di smorzare i toni, collegandosi telefonicamente per spiegare che la sua era una provocazione, una battuta nello stile del comico pugliese, e che il suo intento non era certo quello di offendere la città di Napoli, di cui pure ha dichiarato di amare la grande tradizione musicale, da Pino Daniele a Renzo Arbore. E tuttavia, la precisazione non è bastata a placare gli animi, soprattutto perché a raccogliere il guanto di sfida ci ha pensato, a modo suo, Rosario Fiorello.

Il controcanto di Fiorello e la difesa della Napoli popolare

Nella sua trasmissione radiofonica La Pennicanza, in onda su Radio2, lo showman siciliano ha dato vita a una delle sue celebri parodie, vestendo i panni di un Sal Da Vinci “fake” per rispondere per le rime al critico del Corriere. Con il tono genuinamente offeso che contraddistingue le sue imitazioni, il finto Sal ha raccontato, con ironia, lo sconcerto della sua famiglia: “Cazzullo? Ci sono rimasto male”, ha esordito, spiegando come in casa sua i ritagli degli articoli del giornalista venissero conservati come tesori, mentre il resto del quotidiano veniva gettato via. Un’esagerazione comica, quella di Fiorello, che però ha avuto il merito di spostare il dibattito dal piano della critica musicale a quello, ben più viscerale, dell’affetto popolare e della ferita identitaria che una certa terminologia può provocare.

Lo stesso Sal Da Vinci, intervistato dal palco di Largo Torretta a Napoli durante i festeggiamenti per la vittoria, ha scelto la via della pacatezza, chiedendo ai suoi fan di non cadere in provocazioni e di continuare a pensare alla musica, all’amore di cui parla la sua canzone e alla “bella gente di questa terra”. Un invito alla moderazione che non ha però impedito ad altri, ben più autorevoli, di intervenire. Tra questi, lo scrittore Maurizio De Giovanni, che con una domanda semplice e tagliente ha messo in luce quella che a molti è apparsa come una caduta di stile: “Mi chiedo a quanti matrimoni di camorra abbia partecipato Aldo Cazzullo per poter descrivere con tale sicurezza la loro colonna sonora”. De Giovanni ha rivendicato con orgoglio la dignità della cultura popolare, sottolineando come non vi sia alcuna equazione tra popolarità e bassa qualità, e come Da Vinci sia un artista che ha alle spalle quarant’anni di carriera e una gavetta onesta.

L’intervento della politica e l’ombra dello stereotipo

A fare da cassa di risonanza alla vicenda ci ha pensato anche il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, il quale, pur riconoscendo ad Aldo Cazzullo il diritto a una valutazione personale, ha bollato come “chiaramente inappropriato” l’accostamento tra il brano e gli stereotipi legati alla criminalità organizzata. Un concetto, questo, ribadito anche da Clemente Mastella, sindaco di Benevento, che pur parlando con affetto del giornalista (definito “amico”), ha parlato esplicitamente di “stereotype” e di una “clava ingiusta” usata con superficialità contro il Mezzogiorno. Mastella, richiamando il filosofo Benedetto Croce, ha invitato a guardare alla vicenda umana e alla tenacia dell’artista, il quale ha aspettato il successo per una vita intera, divenendo così un esempio per i giovani del Sud.

Manfredi, dal canto suo, ha lanciato un vero e proprio invito a Cazzullo per farlo “ricredere” sulle qualità del cantante, proponendogli di visitare la città e constatare di persona come la cultura alta e quella popolare siano qui indissolubilmente legate. Intanto, mentre il dibattito infiamma i salotti televisivi e i social network, Per sempre sì continua la sua marcia nelle classifiche di streaming, e Sal Da Vinci si prepara a ricevere la Medaglia della Città da Palazzo San Giacomo, un riconoscimento ufficiale che arriva l’11 marzo e che suggella, al di là di ogni polemica, il legame tra l’artista e la sua comunità di riferimento.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.