Piantedosi attacca Lepore sulla piazza per Fakir: "Grave sottovalutazione". Il sindaco: "Non risolve i problemi di ordine pubblico"
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Redazione Interno
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La tensione politica, già altissima dopo i violenti scontri che hanno insanguinato Bologna nella serata del 20 luglio, si è scaricata in un duro faccia a faccia a distanza tra il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, e il sindaco del capoluogo emiliano, Matteo Lepore.
A quattro giorni dalla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origini marocchine deceduto durante un intervento di polizia nel quartiere Pilastro, e dopo la guerriglia urbana che ha visto protagoniste frange antagoniste in centro, il titolare del Viminale ha rotto gli indugi, accusando il primo cittadino di aver agito con leggerezza nel convocare la manifestazione per chiedere verità e giustizia.
"Ha un qualche elemento di gravità un sindaco che, evidentemente, in maniera inconsapevole convoca una piazza e sottovaluta quello che può succedere".
Con queste parole, pronunciate durante la trasmissione "L'Aria che Tira" su La7, Piantedosi ha messo nel mirino la scelta di Lepore di indire un presidio a poche ore dalla tragedia, in una città già surriscaldata e con un sottobosco di centri sociali ben noto alle cronache.
Il ministro ha rincarato la dose, parlando di una decisione che ha "un suo elemento di gravità", arrivando a citare un episodio del novembre scorso per dimostrare come il sindaco fosse perfettamente a conoscenza del potenziale esplosivo di certe dinamiche: in quell'occasione, in vista della partita di Eurolega tra Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv, Lepore aveva sollecitato il Viminale a non far disputare l'incontro per timore di disordini legati al clima di tensione sul conflitto mediorientale.
"Non avrei mai potuto consegnare l'agenda degli eventi pubblici a dei gruppi antagonisti e a dei violenti", ha ribadito Piantedosi, sottolineando come il sindaco sapesse "con chi ha a che fare sul proprio territorio". Per il ministro, Lepore non dovrebbe necessariamente chiedere scusa, ma "prendere atto e fare una valutazione" di quanto accaduto, visto che sono rimasti feriti decine di agenti e sono stati arrecati ingenti danni al patrimonio cittadino.
La pronta replica del sindaco e il fronte delle opposizioni
La risposta di Matteo Lepore non si è fatta attendere, secca e tranchant. In una nota all'ANSA, il sindaco ha respinto al mittente le accuse, spostando l'attenzione sulla necessità di un fronte comune delle istituzioni. "Attaccare me, attaccare i sindaci non risolverà alcun problema di ordine pubblico, a Bologna come altrove", ha affermato Lepore. Il primo cittadino ha rincarato la dose: "Al contrario: le istituzioni che si attaccano a vicenda danno forza a chi si oppone ad esse".
Lepore ha rivendicato la sua linea, che definisce quella di un'istituzione "unita davanti alle tragedie", capace di isolare i violenti e non di alimentare lo scontro politico. "Prendo atto che non c'è la stessa volontà da parte del Governo", ha concluso, non nascondendo l'amarezza per una gestione che considera più attenta alla polemica che alla sostanza.
Mentre il centrodestra, con Fratelli d'Italia, rilancia la richiesta di dimissioni e il sindacato di polizia annuncia azioni legali, a difesa del sindaco si schiera anche il senatore centrista Pier Ferdinando Casini, che in un'intervista al Corriere di Bologna parla di "strumentalizzazione", difendendo la scelta di non lasciare il monopolio della piazza agli estremisti.
Le interferenze della politica e il caso dell'avvocato Anselmo
Il caso, tuttavia, sta assumendo contorni sempre più complessi, con la politica che sembra invadere il campo delle indagini giudiziarie. L'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, ha alzato un polverone mediatico parlando di "interferenze pesanti" e definendo quelle del governo "un'apoteosi dell'interferenza della politica sull'attività della magistratura".
A preoccupare il penalista, che ha seguito anche il caso Cucchi, sono le dichiarazioni preventive di ministri e premier sulla correttezza dell'operato degli agenti, mentre l'autopsia è ancora in corso e le immagini dell'intervento, che mostrano un uomo a terra immobilizzato, pongono interrogativi drammatici. "Quando una persona muore nelle mani dello Stato è sempre una cosa che addolora moltissimo", ha detto Piantedosi, "ma che questo si debba tradurre in un atto di sfiducia convocando una piazza per chiedere verità e giustizia credo sia una cosa sbagliata".
La difesa a oltranza degli agenti da parte del ministro, che ha assicurato la correttezza della manovra visionando i video, stride con le parole di Anselmo, che parla di una "fine dell'inchiesta già decisa" dal governo, in un clima che rischia di minare la serenità del lavoro della Procura di Bologna. Mentre la città cerca di ricucire le ferite della guerriglia, il nodo politico, giudiziario e istituzionale resta più ingarbugliato che mai.
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