Scontri a Bologna, Piantedosi accusa Lepore: "Grave aver convocato la piazza". Il sindaco: "Attaccare me non risolve i problemi"
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Redazione Interno
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A quattro giorni dalla serata di guerriglia che ha sconvolto il centro storico di Bologna, il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha rotto gli indugi e ha attaccato frontalmente il sindaco Matteo Lepore. Ospite della trasmissione "L'Aria che tira" su La7, il titolare del Viminale ha definito "grave" la decisione del primo cittadino di convocare un presidio in piazza del Nettuno per chiedere verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino deceduto a seguito di un intervento della polizia al Pilastro.
Le parole di Piantedosi, che già nei giorni scorsi aveva avviato una verifica presso la questura e la prefettura di Bologna, hanno innescato un durissimo braccio di ferro istituzionale, con Lepore che ha prontamente respinto le accuse, ribadendo la legittimità del proprio operato e la necessità che le istituzioni restino unite di fronte alla tragedia.
L'accusa del ministro: "Inconsapevolezza e sottovalutazione dei rischi"
Nel corso dell'intervista, Piantedosi è stato lapidario nel giudicare l'iniziativa del sindaco. "Ha un qualche elemento di gravità un sindaco che, evidentemente, in maniera inconsapevole convoca una piazza e sottovaluta quello che può succedere", ha dichiarato, sottolineando come Lepore fosse ben consapevole delle realtà con cui ha a che fare sul proprio territorio, come dimostrato da precedenti episodi, tra cui i disordini in occasione della partita di basket tra Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv.
Il ministro ha poi aggiunto che, sebbene non sia necessario che Lepore chieda scusa, sarebbe opportuno che prendesse atto delle conseguenze della manifestazione, considerando il bilancio pesante di quella notte: circa sessantaquattro agenti rimasti feriti e ingenti danni all'arredo urbano. "Quando una persona muore nelle mani dello Stato è sempre una cosa che addolora moltissimo", ha proseguito Piantedosi, "ma che questo si debba tradurre in un atto di sfiducia e si convochi una piazza per chiedere verità e giustizia credo sia una cosa sbagliata".
La replica del sindaco Lepore e la difesa dei colleghi
La risposta di Matteo Lepore non si è fatta attendere. In una controreplica altrettanto netta, il sindaco ha dichiarato: "Dico al ministro Piantedosi: attaccare me, attaccare i sindaci non risolverà alcun problema di ordine pubblico, a Bologna come altrove. Al contrario: le istituzioni che si attaccano a vicenda danno forza a chi si oppone ad esse". Lepore ha rivendicato la scelta di stare accanto alla famiglia di Fakir e di dare voce alla richiesta di verità di una città che ha vissuto il dramma di una morte che ha definito "tragica, dolorosa e soprattutto evitabile".
Il primo cittadino ha poi ribadito la necessità che le istituzioni isolino i violenti, prendendo atto che, a suo dire, non c'è la stessa volontà da parte del governo. A sostegno di Lepore è sceso in campo anche un nutrito gruppo di colleghi: trentacinque sindaci italiani, tutti espressione di coalizioni di centrosinistra, hanno firmato un appello per difendere l'operato del sindaco di Bologna, chiedendo al governo di porre fine a quelli che hanno definito "attacchi istituzionali" e invitando a lasciare che siano la magistratura e le indagini a fare piena luce sull'accaduto.
La posizione del Viminale sugli agenti e le polemiche sulla comunicazione
Nel suo intervento, il ministro Piantedosi ha espresso anche un giudizio positivo sull'operato delle forze dell'ordine durante il fermo di Fakir. "Dai video si evince che i poliziotti si siano approcciati con la delicatezza che ci vuole in questi casi", ha affermato, esprimendo fiducia nel lavoro della magistratura ma lasciando intendere che le indagini potrebbero portare al riconoscimento della correttezza degli operatori. Il caso, intanto, si intreccia con le polemiche sulla mancata comunicazione del presidio.
Secondo quanto riportato, il Viminale avrebbe avviato un'istruttoria, sostenendo che la manifestazione non sarebbe stata concordata con Questura e Prefettura, un'accusa prontamente smentita da Palazzo d'Accursio. Il Comune ha infatti precisato di aver inviato comunicazioni formali alle autorità e di aver partecipato a tavoli tecnici per il coordinamento della sicurezza, nel corso dei quali non sarebbe mai stata avanzata alcuna richiesta di annullamento dell'iniziativa.
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