Viminale al lavoro sulle verifiche per la piazza di Lepore: il nodo della manifestazione “non concordata” a Bologna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministero dell’Interno ha ufficialmente avviato una verifica presso la questura e la prefettura di Bologna riguardo all'organizzazione del presidio convocato dal sindaco Matteo Lepore nella serata di lunedì. La ricostruzione che il Viminale intende chiarire, come si legge in una nota di stampa, riguarda la presunta natura "non concordata" dell'iniziativa, con l'ipotesi che le forze dell'ordine abbiano appreso dell'evento solamente attraverso la comunicazione stampa del Comune.

Si tratta dell'ennesimo capitolo di una tensione politica che vede il primo cittadino bolognese al centro delle critiche del centrodestra, in un clima già incandescente per le conseguenze della morte del 42enne cittadino marocchino Abderrahim Fakir, deceduto a seguito di un intervento delle forze di polizia che ha scatenato la reazione della piazza.

La serata del presidio e le due anime della piazza bolognese

Martedì sera, la protesta organizzata dall'Unione Giovanile di Sinistra (Ugs) in piazza Gavinana ha visto la partecipazione di circa un centinaio di persone e di numerose associazioni cittadine. Gli striscioni srotolati, con le scritte "Sappiamo chi è Stato" e "Il suo nome è Abderrahim Fakir", hanno testimoniato la volontà di tenere alta l'attenzione sulla vicenda giudiziaria.

Tuttavia, nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa, il sindaco Lepore ha voluto tracciare una netta distinzione tra due modi opposti di fare piazza, affermando che la manifestazione pacifica in Piazza Nettuno rappresenta il vero volto di Bologna, mentre gli scontri avvenuti in Piazza Roosevelt, dove si sono registrati danni e feriti, rappresentano una frangia violenta che si pone al di fuori dello stato di diritto.

Il braccio di ferro tra Comune e Governo

La richiesta di verifiche del Viminale si inserisce in un contesto di rapporti già tesi tra l'amministrazione guidata da Lepore e il governo nazionale, con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi che aveva già sollevato il tema di un "odio preventivo" verso le forze dell'ordine. Dopo gli scontri, il sindaco aveva duramente criticato la gestione dell'ordine pubblico, definendola "sconsiderata" e paventando l'invio di una fattura al ministro per i danni subiti dalla città, stimati in 100.000 euro.

Le repliche del centrodestra non si sono fatte attendere, con esponenti del governo che hanno difeso il lavoro delle forze di polizia e accusato Lepore di fare polemica strumentale, citando il precedente contesto del corteo di estrema destra e le successive tensioni per la partita di basket tra Virtus e Maccabi.

Il contesto della morte di Abderrahim Fakir

La morte di Abderrahim Fakir, avvenuta durante una manovra di contenimento a seguito di una crisi psichiatrica, continua a essere il fatto principale attorno al quale ruotano le polemiche. Le indagini della Procura e le verifiche interne dell'Ausl di Bologna si stanno concentrando sulle tempistiche dei soccorsi, con la centrale operativa del 118 che sarebbe stata allertata dagli agenti intervenuti in via Svevo.

Il presidio di martedì, per quanto contestato dal Viminale per la sua mancata preventiva condivisione con le autorità di pubblica sicurezza, ha evidenziato come la richiesta di "verità e giustizia" per Fakir stia diventando un catalizzatore per le tensioni politiche e sociali nella città emiliana, con il sindaco Lepore che si trova a gestire la doppia sfida del dolore di una comunità e delle pressioni politiche provenienti da Roma.

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