Trump e gli insulti ai leader, da Macron a Starmer al principe bin Salman

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non c’è stata alcuna conferenza stampa ufficiale, né un comunicato diffuso dalle solite cancellerie, a riaccendere i riflettori sulle relazioni internazionali statunitensi. A farlo, questa volta, è stato un video rimosso in fretta e furia dal canale YouTube della Casa Bianca, un contenuto che il presidente Donald Trump – tornato alla Casa Bianca con la carica di inquilino numero 47 – aveva probabilmente pensato come un fuori onda irriverente. Invece, la clip ha mostrato ciò che molti analisti avevano già intuito: il linguaggio del capo dello Stato americano nei confronti di alcuni leader globali si è fatto sempre più tagliente, personale e privo di quei filtri che solitamente accompagnano la diplomazia ad alto livello. Non si tratta, quindi, di critiche geopolitiche articolate o di dissensi su dazi e alleanze; no, ciò che emerge è un florilegio di battute, derisioni e insulti mirati a colpire l’orgoglio e persino la vita privata di chi siede ai tavoli che contano.

Il caso Macron e lo “schiaffo” in Vietnam

L’ultimo episodio in ordine di tempo ha per protagonista Emmanuel Macron, presidente francese non nuovo a frizioni con Trump. Durante un pranzo privato – le cui immagini sono poi state brevemente pubblicate – il tycoon ha affermato che il leader transalpino “viene trattato estremamente male dalla moglie”, aggiungendo che Macron “si sta ancora riprendendo dal pugno che ha preso alla mascella”. Il riferimento, tanto esplicito quanto sgradevole, rimandava a un gesto ripreso dalle telecamere nel maggio 2025, quando all’arrivo in Vietnam Brigitte Macron aveva alzato le mani verso il marito: un gesto che il diretto interessato definì allora “per scherzo”, ma che Trump ha ora trasformato in una sorta di insulto continuativo. La Casa Bianca ha rimosso il video, ma il danno era ormai fatto, e la replica di Macron non si è fatta attendere: da Seul, nel corso di un punto stampa, il presidente francese ha dichiarato che “non spetta a me commentare”, sottolineando però che quando si firma un’alleanza e si crede nella sicurezza dei propri partner, “bisogna essere all’altezza degli impegni presi”, senza passare le mattine a dire se li si rispetterà oppure no. Parole che suonano come una stoccata alla imprevedibilità comunicativa di Trump.

Dieci anni di altalena tra “bromance” e veleni

Quella tra Trump e Macron, va ricordato, è una relazione che si trascina da quasi un decennio fatta di gesti di apparente complicità – le famose strette di mano muscolari, le cene spettacolari – e di reciproche frecciate. Il presidente americano, che oggi parla a ruota sempre più libera, non ha mai nascosto il suo disprezzo per chi considera un alleato debole o, peggio, dipendente. Dall’altra parte, Macron sembra aver esaurito la pazienza: “Non si può sperare di portare l’Europa verso l’autonomia strategica dagli Stati Uniti – si è lasciato sfuggire una volta un suo consigliere – accettando gli insulti senza reagire”. Del resto, lo stesso video rimosso conteneva un’altra frase rivelatrice: Trump diceva di aver chiesto a Macron “un piccolo aiuto nel Golfo”, a prescindere dai record raggiunti dagli americani in “eliminazione di terroristi e distruzione di missili balistici”. Una richiesta di supporto militare o logistico, formulata però con quel tono di sufficienza che da sempre contraddistingue lo stile dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

Insulti trasversali: Starmer e il principe bin Salman

Macron non è il solo, però, a finire nel mirino. Le stesse fonti che hanno ricostruito i retroscena indicano che il presidente americano avrebbe usato toni sprezzanti anche nei confronti del primo ministro britannico Keir Starmer, definito con epiteti che sottolineerebbero la sua presunta debolezza negoziale, e del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. In quest’ultimo caso, stando a quanto trapela da ambienti diplomatici, Trump avrebbe ironizzato sulla gestione del caso Khashoggi o sulla dipendenza saudita dalla protezione militare statunitense, senza mai risparmiare un commento personale. La scelta di umiliare pubblicamente – o anche solo in video destinati a un ristretto numero di invitati – alleati storici come Francia e Regno Unito, insieme a partner petroliferi fondamentali come l’Arabia Saudita, rappresenta un salto di qualità nella comunicazione trumpiana. Non c’è più la prudenza del primo mandato, né il timore di ripercussioni sui mercati o sulle alleanze militari. Trump si muove ormai come se la sua rielezione gli avesse conferito un lasciapassare totale, e ogni leader straniero diventa un potenziale bersaglio per una battuta che mescola politica e gossip.

Un metodo che riscrive (in peggio) le regole del gioco

La rimozione del video dalla piattaforma della Casa Bianca – un tentativo maldestro di limitare i danni – non ha impedito alle immagini di circolare e di alimentare l’imbarazzo in molte capitali europee. Ciò che colpisce, in tutta questa vicenda, è la sistematicità con cui Trump utilizza l’insulto personale come strumento di pressione: colpire la moglie di Macron o la credibilità di Starmer non è un incidente di percorso, ma parte di una strategia che mira a destabilizzare l’interlocutore prima ancora di sedersi al tavolo delle trattative. D’altronde, il presidente francese ha offerto una sintesi efficace del suo disappunto quando ha ricordato che “quando si firma un testo e ci si impegna in un’alleanza, non si commenta ogni mattina per dire se si rispetteranno o meno gli impegni”. Una frase che fotografa il problema di fondo: Trump agisce come se la parola data valesse solo fino al prossimo tweet o al prossimo fuori onda, e i leader europei si trovano ora a dover gestire un alleato che li deride in privato (e talvolta in pubblico) senza che nessuna sanzione diplomatica sembri possibile. Restano i fatti, le immagini e le parole pronunciate: il resto è silenzio, o al massimo qualche risposta a denti stretti da Seul o da Parigi.

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