Terzo mandato e ius scholae, veti incrociati tra Fi, FdI e Lega
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Redazione Interno
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Fra i Sassi di Matera, dove si è riunita la Conferenza delle Regioni, il presidente Massimiliano Fedriga aveva lasciato trapelare un cauto ottimismo: «Mi sembra evidente che ci sia una discussione in atto, vediamo dove porterà». Ma la speranza di una soluzione condivisa si è infranta nel giro di poche ore, quando lo scontro tra le forze di centrodestra è riemerso in tutta la sua asprezza. La ricandidabilità di governatori come Luca Zaia, che ambiva a un quarto mandato in Veneto, è rimasta appesa a un filo così aggrovigliato che solo i leader nazionali – Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini – potranno tentare di sbrogliarlo.
A chiudere definitivamente la partita sul terzo mandato sono state le parole di Stefano Locatelli, responsabile degli enti locali della Lega, che ha ammesso con rammarico l’impossibilità di trovare un accordo. «Prendiamo atto che Forza Italia non intende ragionare sul terzo mandato», ha dichiarato, aggiungendo che ogni ipotesi di scambio con lo ius scholae o la cittadinanza facile è «irricevibile». Una presa di posizione netta, che ha di fatto sbarrato la strada a Zaia, costringendo la Lega a fare marcia indietro su una battaglia che aveva tenuto banco per settimane.
Ma se il partito di Salvini ha dovuto cedere, Tajani ha invece alzato la voce, trasformando quello che fino a poco prima era un refrain confinato ai vertici a porte chiuse in una dichiarazione pubblica e senza mezzi termini. «Quello che ci spetta ce lo prendiamo», ha ripetuto più volte, sottolineando che Forza Italia non è disposta a farsi mettere all’angolo. «Non siamo al mercato», ha aggiunto, «e di certo non mi vendo per un piatto di lenticchie». Un messaggio chiaro, rivolto soprattutto a chi, tra Fratelli d’Italia e Lega, aveva provato a riaprire la partita del terzo mandato senza offrire nulla in cambio.
L’escalation dello scontro ha avuto ripercussioni immediate in Veneto, dove una parte della Lega locale è andata su tutte le furie per l’esclusione di Zaia dalla corsa a palazzo Balbi. La situazione è precipitata quando, negli ambienti romani, è circolata l’ipotesi – poi rientrata – di un’apertura di Fi sul terzo mandato in cambio dello ius scholae. Una proposta che, però, non ha trovato alcun riscontro, lasciando il centrodestra diviso e senza una soluzione condivisa.




