Pestaggio omofobo a Olbia, il racconto di Angelo Ratti: "Aggredito da 30 persone, ora indaga la procura"
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Redazione Interno
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Un'ondata di violenza inaudita ha sconvolto la quiete della spiaggia di Porto Istana, nei pressi di Olbia, nella notte del 14 agosto. Angelo Ratti, dj e promoter milanese di 39 anni, noto per la sua militanza nel collettivo queer "Biscotto della fortuna", ha raccontato di essere stato selvaggiamente picchiato da un gruppo di una trentina di persone al termine di una serata musicale.
L'uomo, che ha riportato lesioni multiple e un trauma cranico, ha denunciato l'accaduto alle forze dell'ordine, innescando un'indagine della Procura di Tempio Pausania su quella che si configura come una brutale aggressione a sfondo omofobo.
La dinamica dell'aggressione a Porto Istana
Secondo la ricostruzione fornita dalla vittima, l'aggressione sarebbe scattata poco dopo la mezzanotte, mentre il collettivo stava smontando l'attrezzatura al bar Kando di Porto Istana. Ratti ha dichiarato di aver notato sin dal pomeriggio un clima di ostilità, con un gruppo di giovani locali che li osservava con sguardi carichi di odio mentre allestivano l'impianto. La situazione è degenerata in pochi istanti: un ragazzo si sarebbe avvicinato gridando insulti omofobi, per poi sferrargli un pugno alla testa e farlo cadere a terra.
Da lì, Ratti è stato accerchiato e preso a calci, pugni e sassate da una folla che, a suo dire, contava circa trenta persone. "Mi sono rialzato in una pozza di sangue", ha raccontato, descrivendo un accanimento durato circa mezz'ora. I tre amici che erano con lui, Federica, Daniele e Filippo, sono intervenuti per difenderlo, rimanendo a loro volta coinvolti nella violenza.
Filippo avrebbe riportato delle incrinature alle vertebre, mentre Federica è stata colpita alla schiena e, secondo quanto riferito da Ratti, si sarebbe sentita dire dagli aggressori: "Ringrazia che sei femmina, altrimenti avresti fatto la stessa fine".
La risposta del gestore del locale e le minacce successive
Il racconto della vittima si arricchisce di particolari inquietanti che riguardano il contesto immediatamente successivo al pestaggio. Ancora sanguinante, Ratti si sarebbe rivolto al titolare del locale, il signor Edoardo, per chiedere aiuto. La risposta che ha ricevuto è stata di una durezza sconcertante: "Fr...io di me...da, prendi le tue cose e vattene". Oltre all'umiliazione, Ratti sostiene di non aver ricevuto il compenso pattuito per la serata. Ma le intimidazioni non si sono fermate qui.
Dopo che uno dei presunti aggressori minorenni era stato portato in caserma, il padre del ragazzo avrebbe contattato Ratti tramite WhatsApp. Secondo quanto riportato, i messaggi sono iniziati con un tentativo di dissuasione, per trasformarsi in minacce sempre più pesanti: "Non potrai più tornare in Sardegna", e altri avvertimenti sul non sapere contro chi ci si fosse messi.
Le conseguenze fisiche e la solidarietà digitale
Il bilancio fisico per Angelo Ratti è pesante. Oltre a un occhio nero e a numerose contusioni, il dj ha riportato dei buchi in testa e ha perso temporaneamente la sensibilità a metà del viso. L'udito all'orecchio sinistro è compromesso da un fischio continuo, e i medici gli hanno sconsigliato di prendere l'aereo per il rientro a Milano per il timore di un danno al timpano. Nonostante il trauma, Ratti ha sottolineato l'ondata di solidarietà che ha ricevuto dopo aver reso pubblica la vicenda, raccontando di aver ricevuto circa 30.000 messaggi di sostegno, in particolare da parte di cittadini sardi. Sostegno che si è concretizzato anche in una raccolta fondi online, promossa da associazioni come Milano Checkpoint, per coprire le spese legali e sanitarie e per sostituire il materiale danneggiato o rubato durante l'aggressione.
Il vuoto normativo e l'inchiesta della Procura
L'episodio ha riportato al centro del dibattito la questione della carenza di una legge specifica contro l'omotransfobia in Italia. In assenza di un'aggravante ad hoc, la magistratura si trova spesso a dover ricorrere a strumenti come l'aggravante dei "motivi abietti o futili" prevista dall'articolo 61 del codice penale, un espediente che gli esperti definiscono un "rattoppo" e non una norma pensata per crimini d'odio di questa natura.
Attualmente, la Procura di Tempio Pausania ha aperto un fascicolo per fare chiarezza sulla dinamica dei fatti e sulle responsabilità penali degli aggressori, che sarebbero già stati in parte identificati. L'aggressione a Ratti si inserisce in un contesto di allarmante crescita dei crimini d'odio, con l'ultimo rapporto di Arcigay che registra un numero significativo di aggressioni a danno della comunità Lgbtq+ nei primi mesi del 2026.
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