Il pestaggio di Porto Istana, la procura indaga sull'aggressione al promoter Angelo Ratti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'isola, nella sua bellezza selvaggia e nei suoi angoli più suggestivi, sa talvolta rivelare un volto inaspettato e violento. È quanto accaduto sulle spiagge di Porto Istana, vicino Olbia, dove un evento organizzato dal collettivo queer 'Biscotto della fortuna' si è trasformato in un incubo.

Angelo Ratti, promoter milanese di 39 anni e anima del collettivo, ha denunciato di essere stato vittima, insieme a tre amici, di un'aggressione brutale da parte di un gruppo di circa trenta persone, un episodio che ha scosso l'opinione pubblica e aperto un varco su un'emergenza che non accenna a placarsi. L'accaduto, risalente alla notte del 14 agosto, è stato raccontato prima sui social e poi formalmente denunciato alle forze dell'ordine, portando la Procura di Tempio Pausania ad aprire un'inchiesta per fare piena luce sulla vicenda.

La dinamica dell'aggressione e le condizioni della vittima

Secondo il racconto fornito da Ratti, la serata si era svolta regolarmente fino al momento dello smontaggio delle attrezzature. L'atmosfera, tuttavia, si era fatta pesante fin dal pomeriggio, quando un gruppo di persone, tra cui diversi minorenni, aveva iniziato a osservare il collettivo con fare minaccioso. La violenza è esplosa quando uno dei presenti ha scagliato il primo pugno, scatenando un'aggressione in massa che ha preso di mira il promoter, accerchiato e colpito con calci, pugni e persino sassate.

Le ferite riportate da Ratti sono serie: un trauma cranico, un occhio nero, numerosi tagli e contusioni, ma la lesione più preoccupante è quella al timpano, probabilmente rotto, che gli impedisce di prendere l'aereo per il rientro a Milano e gli causa un fischio costante all'orecchio sinistro, con il rischio di danni permanenti all'udito.

Solidarietà e raccolta fondi per il collettivo

Nonostante la gravità dell'accaduto, la risposta della società civile non si è fatta attendere. Ratti ha dichiarato di aver ricevuto circa trentamila messaggi di sostegno, un'ondata di solidarietà che ha contribuito a controbilanciare l'amarezza e il dolore fisico e morale. In parallelo, diverse realtà della comunità queer, tra cui Milano Checkpoint, il circolo Masada e il circolo Amelia, hanno promosso una raccolta fondi online per sostenere le spese legali e mediche delle vittime, nonché per recuperare il materiale tecnologico danneggiato o rubato durante l'assalto.

L'iniziativa, che mira a trasformare l'indignazione in un sostegno concreto, prevede che l'eventuale residuo venga devoluto proprio a Milano Checkpoint, un'associazione storica nel supporto alla comunità LGBTQIA+ e alla lotta contro l'Hiv.

La presa di posizione del locale e l'intervento legale

Nel frattempo, la società che gestisce il locale Kando Beach, nei pressi del quale è avvenuta l'aggressione, ha voluto prendere le distanze dall'episodio. Per conto del titolare, l'avvocato Sergio Deiana ha diffuso una nota in cui si sottolinea la totale estraneità della struttura all'istigazione o all'autorizzazione di condotte violente o discriminatorie, offrendo al contempo la piena collaborazione agli organi inquirenti per l'individuazione dei responsabili.

La nota, tuttavia, ha anche un tono deciso nel difendere l'immagine del brand, annunciando azioni legali in sede civile, penale e deontologica nei confronti di chi, attraverso ricostruzioni inesatte, avesse leso la reputazione della società. Questa reazione arriva in un momento in cui la posizione del gestore del locale è finita sotto accusa, dal momento che Ratti ha riferito di essere stato insultato e allontanato dal titolare subito dopo il pestaggio, e di non aver ricevuto il compenso pattuito per la serata.

Un caso che attende risposte dalla giustizia

L'aggressione, che la vittima definisce apertamente come un atto di odio omofobo, ha riacceso il dibattito sulla necessità di una legge contro i crimini d'odio. Lo stesso Ratti, pur dichiarando di non cercare un colpevole ma una soluzione affinché episodi simili non si ripetano, ha affidato la questione ai legali, confidando nell'azione della magistratura per un esito che non chiuda la vicenda con un punto.

Le indagini sono condotte dai Carabinieri della Stazione di Olbia, sotto il coordinamento della Procura di Tempio Pausania, che dovranno accertare le esatte dinamiche e le responsabilità individuali all'interno del gruppo di aggressori, un compito complesso che soltanto il tempo e gli accertamenti potranno dipanare.

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