Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio valuta l’esercizio della prelazione sulle quote dei fratelli
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Redazione Economia
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A tre anni e mezzo dalla scomparsa del fondatore di Luxottica, l’assetto della cassaforte di famiglia, la lussemburghese Delfin, torna al centro di una complessa riorganizzazione societaria. Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito e unico tra gli eredi ad avere un ruolo operativo nel gruppo essendo chief strategy officer di EssilorLuxottica e presidente di Ray-Ban, avrebbe formalizzato l’intenzione di esercitare il diritto di prelazione sul 25 per cento della holding attualmente detenuto dai fratelli Luca e Paola, ciascuno titolare di una quota pari al 12,5 per cento -1-3. La comunicazione, indirizzata alla stessa Delfin e agli altri soci, rappresenta una mossa volta a sbloccare una situazione che si trascina ormai da tre anni, caratterizzata da divergenze interne e da una sostanziale impasse decisionale che ha finora limitato, tra l’altro, la distribuzione di dividendi oltre la soglia del 10 per cento dell’utile netto e bloccato qualsiasi modifica della governance -2. Fonti vicine all’erede citate dall’Ansa riferiscono di una “volontà forte” di rispettare quelle che erano le volontà paterne, cercando di dare una svolta a una vicenda successoria che, complice anche il ricorso a strumenti legali come l’accettazione con beneficio d’inventario da parte di alcuni figli, ha di fatto congelato gli equilibri della holding -1-4.
Il nodo delle quote e la richiesta al tribunale del Lussemburgo
La volontà di Leonardo Maria Del Vecchio di acquisire le partecipazioni dei fratelli si inserisce in un quadro già segnato da precedenti tentativi di ristrutturazione. Luca e Paola Del Vecchio, insieme a un altro fratello, avevano già manifestato l’intenzione di trasferire le loro quote in un veicolo societario separato, una mossa che avrebbe consentito di renderle più agevolmente negoziabili e bancabili -1-4. La proposta, sottoposta al consiglio d’amministrazione di Delfin nello scorso ottobre, non aveva però ottenuto l’unanimità necessaria, ricevendo il via libera da soli cinque soci su otto; a seguito di questo diniego, i due fratelli si sono rivolti all’autorità giudiziaria in Lussemburgo affinché siano definite le condizioni economiche che permettano comunque l’uscita dalla compagine sociale, sfruttando le possibilità offerte dalla legislazione locale che non prevede un divieto perpetuo di disinvestimento -4. L’iniziativa di Leonardo Maria, che punta a rilevare quelle stesse quote, potrebbe quindi intersecarsi con il procedimento giudiziario in corso, offrendo una soluzione negoziale alternativa a una definizione imposta dal tribunale.
I numeri dell’operazione e il ruolo degli altri eredi
Il valore complessivo delle quote in questione, basato sulle attuali valutazioni di mercato del portafoglio di Delfin, si aggirerebbe intorno ai 14 miliardi di euro -1-2-6. La holding, oltre a detenere circa il 32 per cento di EssilorLuxottica, vanta partecipazioni rilevanti in altri colossi come Covivio, Banca Monte dei Paschi di Siena, Generali e UniCredit -2-3. Proprio in virtù della complessità della transazione e delle dimensioni degli asset in gioco, gli stessi ambienti vicini all’operazione precisano che un’eventuale trattativa si svolgerebbe verosimilmente a sconto rispetto ai valori correnti, seguendo le prassi di mercato per operazioni di questa portata -1-3. L’esito della mossa, che se concretizzata porterebbe la quota di Leonardo Maria in Delfin dal 12,5 a circa il 37,5 per cento, è atteso con attenzione anche dagli altri azionisti, tra i quali figurano la vedova Nicoletta Zampillo e i restanti fratelli, in un mosaico familiare dove ogni spostamento di partecipazioni ridisegna inevitabilmente gli equilibri di potere all’interno della cassaforte lussemburghese -6-10.
La posizione ufficiale di Delfin e il silenzio sulla trattativa
Dalla sede di Delfin, per il momento, filtra solo un laconico “no comment” in risposta alle ricostruzioni giornalistiche che ipotizzano lo scenario della prelazione -2. Il silenzio della holding, che fa capo a otto eredi e che ha in Francesco Milleri, amministratore delegato di EssilorLuxottica, la figura di chairman, lascia spazio a tutte le interpretazioni, in una fase in cui la riservatezza sulle dinamiche interne è massima -2. L’iniziativa di Leonardo Maria Del Vecchio, che ha costruito negli ultimi anni un suo veicolo di investimenti indipendente, la Lmdv Capital, e che solo di recente ha diversificato le sue attività anche nel settore editoriale con l’ingresso ne “Il Giornale”, si configura come un tentativo concreto di semplificare la compagine azionaria, riducendo il numero dei soggetti direttamente coinvolti nelle decisioni strategiche e ponendo fine a una fase di stallo che, dall’anno della scomparsa del patriarca, ha caratterizzato la vita della finanziaria -1-8.




