La famiglia nel bosco, Catherine alla tv australiana: “Lotto contro l’ignoranza, andremo altrove”
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria che tiene separati Nathan Trevallion e Catherine Birmingham dai loro tre figli, quella che ormai da mesi è conosciuta come la storia della “famiglia nel bosco”, si arricchisce di un nuovo e complesso capitolo che lungi dal portare a una soluzione, sembra invece infittire ulteriormente il nodo burocratico e umano attorno al nucleo familiare di origine australiana. Mentre i riflettori dei media internazionali, con la troupe del programma “60 minutes” giunta a Palmoli nella prima settimana di febbraio, si accendono sulla loro battaglia, dalla casa famiglia di Vasto, dove dallo scorso novembre sono ospitati la donna e i piccoli, giungono voci di una convivenza divenuta ormai logorante. I responsabili della struttura, infatti, avrebbero formalmente richiesto al tribunale dei minori una valutazione urgente per un trasferimento dell’intero nucleo, madre e bambini, in altra sede, sollevando criticità relative alla gestione quotidiana che, a loro dire, renderebbero la permanenza non più sostenibile.
Catherine Birmingham, in un’intervista rilasciata alla televisione australiana e ripresa dalle agenzie di stampa, ha rotto il silenzio per ribadire la sua posizione, parlando di una lotta contro quella che lei definisce una “credenza molto, molto ignorante”, secondo cui le scelte educative sue e del marito sarebbero dannose per i figli. “Pensano che li stiamo danneggiando”, ha dichiarato la donna, difendendo un modello di vita, quello dell’unschooling e del contatto radicale con la natura, che in Italia si è scontrato con l’obbligo scolastico e con le norme igienico-sanitarie. La sua determinazione, tuttavia, pare aver generato attriti insanabili all’interno della comunità alloggio di Vasto. Stando a quanto riportato, gli operatori avrebbero lamentato un atteggiamento della madre non conforme ai protocolli, con episodi in cui lei avrebbe sostanzialmente ignorato le figure professionali preposte, impartendo direttive autonome ai bambini e minando, di fatto, il lavoro educativo della struttura che, come riportato in alcune relazioni, sarebbe stato preso dalla donna alla stregua di un albergo.
Le crepe nella perizia e la difesa della psicologa finita nel mirino
Parallelamente alle difficoltà logistiche nella casa famiglia, si infittisce anche il capitolo delle consulenze tecniche disposte dall’autorità giudiziaria. La psicologa Valentina Garrapetta, chiamata a coadiuvare la psichiatra Simona Ceccoli nelle valutazioni sulle capacità genitoriali della coppia, si è trovata al centro di una bufera mediatica e legale. I legali di Trevallion e Birmingham, Danila Solinas e Marco Femminella, ne avevano chiesto la ricusazione dopo che erano emersi alcuni suoi post pubblicati sui social network, giudicati di parte e critici verso le scelte di vita della famiglia. La professionista, in una nota, ha respinto le accuse, chiarendo che quei contenuti erano stati condivisi sul suo profilo personale in tempi non sospetti, ben prima della sua designazione, e che rappresentavano una “posizione di sostegno nei confronti di assistenti sociali, giudici e magistrati”, ribadendo quindi la propria imparzialità e terzietà rispetto al caso concreto. Una spiegazione, la sua, che getta luce sul clima di tensione in cui si stanno svolgendo gli accertamenti, con ogni mossa e ogni precedente passato al vaglio di una vicenda che divide l’opinione pubblica.
Una lettera che fotografa il disagio e l’ombra del costo sociale
La richiesta di trasferimento avanzata dalla casa famiglia di Vasto non è caduta nel vuoto e ha trovato spazio nelle cronache locali e nazionali. Nella lettera inviata al tribunale, i responsabili avrebbero descritto un quadro in cui la madre, Catherine, avrebbe esortato i figli a non ubbidire al personale, creando una frattura insanabile con l’equipe educativa e alimentando un clima di tensione continua. Un confronto, quello tra le modalità educative della madre e le regole della struttura, che si riverbera inevitabilmente sui tre minori, la cui stabilità emotiva, dopo lo sradicamento dalla loro casa nel bosco di Palmoli, appare sempre più a rischio. Sullo sfondo, come riportato da un’analisi del Messaggero, rimane anche il non secondario aspetto economico: l’accordo tra il Comune di Palmoli e la comunità di Vasto, che prevede un impegno di spesa superiore ai 54mila euro fino al 30 giugno 2026, rappresenta uno sforzo finanziario non indifferente per un piccolo centro abruzzese, una variabile che, seppur indirettamente, aggiunge ulteriore complessità a una gestione già di per sé difficoltosa.
Lo psichiatra Cantelmi: “Smembramento sta producendo danni”
A prendere posizione sulla richiesta di trasferimento è stato Tonino Cantelmi, psichiatra e perito di parte nominato dalla difesa della coppia, che ha definito la situazione come “paradossale”. In un’intervista all’ANSA, Cantelmi ha spiegato come le difficoltà lamentate dalla casa famiglia non facciano altro che dimostrare, a suo avviso, la fallacia della decisione di allontanare i bambini dal contesto familiare. “Lo smembramento della famiglia è la soluzione peggiore, che si sta rivelando estremamente dannosa”, ha dichiarato il professore, aggiungendo che la struttura, pur nel suo impegno, non dispone forse delle risorse e delle competenze necessarie per gestire un caso di tale complessità. La sua proposta, già avanzata in altre sedi, è quella di tornare indietro, riunendo l’intera famiglia in un’abitazione idonea, possibilmente a Palmoli, e affidando il monitoraggio del nucleo all’Azienda sanitaria locale, con un team di psicologi e assistenti sociali dedicati. Una soluzione che, tuttavia, si scontra con i tempi tecnici della giustizia minorile e con la necessità di portare a termine le perizie psicodiagnostiche, il cui esito potrebbe ridefinire, chissà quando, il futuro di Nathan, Catherine e dei loro tre bambini. Nel frattempo, la prospettiva di un ennesimo cambiamento, di un nuovo trasloco per i piccoli, aleggia come una minaccia concreta, mentre la madre, intervistata dalla tv australiana, non ha nascosto la possibilità di un futuro lontano dall’Italia: “Andremo altrove”, avrebbe confidato, lasciando intendere che, una volta risolta la questione della potestà, l’ipotesi di lasciare il Paese sia più che mai concreta.




