I membri del nuovo governo di Gaza non possono entrare nella Striscia perché Netanyahu glielo vieta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sono tredici i membri del Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza (Ncag), l'organismo tecnico che dovrebbe subentrare nella gestione della Striscia, bloccati al Cairo dallo scorso gennaio per un veto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Questa è la fotografia, al contempo paradossale e rivelatrice, di una transizione di potere annunciata ma di fatto congelata, che getta un'ombra lunga sulle reali possibilità di attuazione del piano di pace sostenuto dagli Stati Uniti.

L'organismo, voluto dal Board of Peace presieduto da Donald Trump, aspetta da mesi il via libera per entrare a Gaza e prendere in mano le redini del governo civile, ma il governo israeliano continua a negare i permessi di ingresso, mantenendo i tecnici palestinesi in una sorta di limbo amministrativo al Cairo.

Lo scioglimento del governo di Hamas e il nodo del disarmo

Il movimento islamista Hamas ha annunciato ufficialmente lo scioglimento del comitato di emergenza che ha amministrato la Striscia di Gaza per quasi due decenni, a partire dal 2007, aprendo così la strada al trasferimento dei poteri al Ncag. La notizia è stata resa nota attraverso una dichiarazione del capo dell'ufficio stampa del governo di Hamas, Ismail al-Thawabta, il quale ha spiegato che il capo del comitato di emergenza, Mohammed al-Farra, ha presentato le sue dimissioni per facilitare questa transizione amministrativa.

Nonostante questo passo, che molti osservatori definiscono come un gesto di disponibilità politica, rimane irrisolto il nodo cruciale del disarmo. Le milizie di Hamas, infatti, continuano a rifiutare di deporre le armi, condizionando questa eventualità all'avvio di un'iniziativa politica palestinese più ampia e al ritiro completo dell'esercito israeliano dal territorio. Una posizione, quest'ultima, che Netanyahu respinge al mittente, considerando la resa delle armi un prerequisito imprescindibile per qualsiasi ulteriore passo avanti nel processo di pace.

Le fonti israeliane, come riportato da Channel 11, hanno definito le dimissioni del governo di Hamas come uno "spin mediatico privo di significato", sottolineando che i membri del governo rimarrebbero nei fatti nei loro ruoli, e che la mossa sarebbe finalizzata principalmente a guadagnare tempo.

Il Board of Peace di Trump e le pressioni internazionali

Il Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza è stato istituito nell'ambito del Board of Peace, l'organismo internazionale voluto dal presidente americano Donald Trump per sovrintendere al cessate il fuoco e ai piani di ricostruzione dell'enclave.

La logica alla base della creazione di questo comitato tecnico, composto da professionisti palestinesi indipendenti e guidato dall'ex viceministro Ali Shaath, è quella di fornire un interlocutore credibile e slegato dalle fazioni armate, in grado di gestire la ricostruzione e amministrare la vita quotidiana della Striscia.

In una nota ufficiale, il Board of Peace ha accolto con cautela l'annuncio di Hamas, ribadendo che ogni progresso sarà giudicato sulla base dei fatti concreti e non delle dichiarazioni di intenti. L'organismo ha chiarito che per un effettivo trasferimento di autorità è necessario che l'Ncag possa esercitare il suo mandato in modo indipendente, e ha ribadito la richiesta che tutte le armi nella Striscia passino sotto il controllo della nuova amministrazione, un principio riassunto nella formula "un'autorità unica, una legge unica, un unico esercito".

Il blocco israeliano e le dimissioni dei membri del comitato

Il veto di Netanyahu, che di fatto impedisce ai membri del Ncag di entrare a Gaza, rappresenta il principale ostacolo operativo all'attuazione del piano. Da gennaio, i tredici tecnici palestinesi attendono al Cairo il via libera, mentre le violazioni del cessate il fuoco e le restrizioni israeliane ai valichi continuano ad aggravare la già drammatica situazione umanitaria dei circa due milioni di sopravvissuti nella Striscia.

L'impasse ha generato un crescente malcontento all'interno dello stesso comitato: secondo fonti citate dal The National, almeno quattro dei dodici membri (il numero indicato in alcune fonti differisce di poco) avrebbero presentato le proprie dimissioni in segno di protesta contro l'ostruzionismo israeliano, salvo poi essere stati dissuasi dall'inviato speciale del Board of Peace, Nickolay Mladenov.

La situazione è aggravata dalle elezioni politiche che si terranno in Israele a ottobre, che rendono ogni mossa di Netanyahu ancora più sensibile alle pressioni della destra nazionalista e che contribuiscono a mantenere il processo di pace in uno stato di perenne stallo.

L'incapacità di far entrare il nuovo governo tecnico a Gaza rischia, di fatto, di vanificare gli sforzi diplomatici internazionali e di mantenere l'enclave in una condizione di sospensione, tra l'annuncio di un cambiamento storico e la persistente realtà di un controllo militare israeliano diretto su vaste aree del territorio.

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