L’Italia del baseball firma un’impresa storica a Houston: Stati Uniti battuti 8-6 al World Baseball Classic

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un risultato che resterà negli annali della storia sportiva italiana, e probabilmente anche in quelli di una competizione internazionale giovane ma già ricca di sorprese come il World Baseball Classic. Nella notte di Houston, la nazionale azzurra ha firmato una delle pagine più straordinarie del suo percorso, superando con un netto 8-6 una selezione statunitense che, almeno sulla carta, rappresentava forse l’assemblaggio di talento più impressionante mai sceso in campo per gli americani in questo torneo. Non si tratta della prima affermazione in assoluto contro la squadra a stelle e strisce, va detto, poiché un precedente risaliva ormai al lontano 2007, ma la portata di questo successo risiede nella qualità dell’avversario: mai prima d’ora, infatti, gli Azzurri erano riusciti a imporsi contro una formazione statunitense composta interamente da stelle delle Major League, un vero e proprio dream team schierato per dominare il proprio girone.

Una partenza a razzo e il capolavoro di Lorenzen

La partita, valida per la terza giornata del girone eliminatorio, ha visto un Italia scintillante prendere letteralmente il volo nelle prime fasi di gioco, scavando un solco profondo che per gli americani si sarebbe rivelato incolmabile. Il merito di questa partenza lanciata va ascritto, senza dubbio, alla straordinaria prova del monte di lancio offerta da Michael Lorenzen, partito titolare e capace di tenere a freno una lineup che schierava fuoriclasse del calibro di Aaron Judge e Bryce Harper per quattro riprese e due terzi, lasciando il campo con la consapevolezza di aver consegnato un vantaggio prezioso ai propri compagni. A supporto del lavoro di Lorenzen, poi, ci hanno pensato i legni del lineup italiano, che hanno rotto gli equilibri con tre home run pesantissime: a firmare i colpi migliori sono stati Kyle Teel, Sam Antonacci e Jac Caglianone, i cui swing hanno mandato in visibilio il pubblico presente al Daikin Park e, inevitabilmente, gelato quello locale. Questi tre fuoricampo hanno permesso all’Italia di costruire un vantaggio che, toccato il massimo sullo 8-0, sembrava poter indirizzare la contesa su binari tranquilli, sebbene ci si trovasse di fronte alla capacità reattiva di una corazzata come gli Stati Uniti.

La rimonta americana e l’errore di calcolo del manager DeRosa

E infatti, come ci si poteva attendere da una selezione che annovera alcuni dei migliori battitori del pianeta, la reazione americana non è tardata ad arrivare, trasformando gli ultimi inning in una sofferta agonia per gli azzurri. La rimonta, orchestrata principalmente dai due home run messi a segno da Pete Crow-Armstrong, ha riaperto una partita che sembrava ormai saldamente in pugno all’Italia, portando il punteggio sul definitivo 8-6 e gettando nel panico il bullpen italiano. La tensione, sul finire del nono inning, è diventata palpabile quando, con il rappresentativo punto del pareggio in base e due eliminati, il manager Francisco Cervelli ha affidato la palla a Greg Weissert, chiamato a neutralizzare il temibile Judge. L’ultimo atto del drama texano si è consumato proprio lì, con la stella degli Yankees che si è arresa, ed è in questo contesto di rimonta disperata che si inserisce l’imbarazzante retroscena riguardante lo staff tecnico americano. Il manager Mark DeRosa, intervistato prima della partita, aveva dichiarato con una certa nonchalance che la qualificazione per i quarti di finale fosse già aritmeticamente in tasca, salvo poi dover amaramente constatare, a risultato acquisito e sulla base del regolamento, di aver clamorosamente frainteso i conti. Una svista non da poco, che ha esposto la sua squadra al rischio concreto di dover fare i conti con una serie di complicati spareggi per punteggio, qualora nella partita successiva il Messico dovesse battere proprio l’Italia.

Il peso specifico di una vittoria nel panorama internazionale

La stampa specializzata di tutto il mondo, dal New York Times al New York Post, fino al Guardian e a Canada ed Australia, ha subito etichettato l’accaduto con termini come "sconfitta imbarazzante" o "shock", sottolineando come la sconfitta degli Stati Uniti contro una nazionale storicamente non considerata tra le superpotenze della disciplina abbia del clamoroso. Questa vittoria, la quinta in assoluto contro gli USA e la prima contro una selezione così stellare, proietta l’Italia momentaneamente in testa al girone B con tre vittorie su tre, un ruolino di marcia che nessuno, alla vigilia, avrebbe osato pronosticare. La solidità mostrata dalla squadra del manager Francisco Cervelli, lui stesso ex giocatore di Major League, nel contenere l’urto finale della formazione americana è il segno di una maturità e di una consapevolezza nei propri mezzi che potrebbe rappresentare un punto di svolta per il movimento. Ora l’attenzione si sposta sull’ultimo impegno del girone contro il Messico, una partita che, paradossalmente, potrebbe decidere non solo il destino degli azzurri ma anche quello degli stessi americani, costretti a fare il tifo per i propri carnefici di giornata.

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