Iran, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu voterà una risoluzione contro Teheran mentre Trump annuncia: “La guerra finirà presto”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conflitto in Medio Oriente entra in una fase potenzialmente decisiva, segnata da una duplice accelerazione: da un lato, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si appresta a votare una risoluzione che mette nel mirino l’Iran per gli attacchi sferrati contro i Paesi del Golfo -2; dall’altro, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rilascia dichiarazioni nette circa l’imminente conclusione delle operazioni belliche, alimentando un quadro fatto di iniziative diplomatiche e colpi di scena militari. La bozza del provvedimento in discussione a New York, visionata dall’Associated Press, condanna senza ambiguità i raid iraniani contro Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania, chiedendo la cessazione immediata di ogni ostilità o minaccia, anche quelle condotte per procura, nei confronti degli Stati confinanti. Una mossa che giunge mentre sul terreno, o meglio nei cieli e nelle acque della regione, la situazione rimane incandescente.

L’offensiva annunciata da Teheran e il mistero sulle condizioni della Guida

Proprio mentre il Palazzo di Vetro si preparava al voto, l’Iran ha rivendicato quella che ha definito come l’operazione più massiccia e intensa dall’inizio delle ostilità, un attacco su larga scala condotto con missili e droni contro postazioni statunitensi e israeliane. I Guardiani della Rivoluzione hanno dichiarato di aver centrato obiettivi sensibili, tra cui infrastrutture legate alla Quinta Flotta a Mina Salman, in Bahrein, e basi in Kuwait come Camp Patriot e Camp Buehring, senza dimenticare raid in Iraq contro il Centro di Supporto Diplomatico Usa nei pressi dell’aeroporto di Baghdad e in Qatar, dove nella serata di ieri sono state segnalate esplosioni nella zona di Doha. Le sirene sono tornate a suonare a Tel Aviv, mentre nello Stretto di Hormuz, arteria vitale per il trasporto petrolifero mondiale, la tensione è palpabile: una nave cargo è finita nel mirino, e fonti locali riferiscono di attacchi che hanno visto coinvolti anche natanti civili, con le autorità thailandesi che hanno confermato il salvataggio dell’equipaggio di una loro portarinfuse finita in fiamme.

In questo scenario di fuoco, si infittisce il giallo sulle reali condizioni della nuova Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. Se il New York Times aveva inizialmente parlato di ferite riportate in un raid, la situazione è stata parzialmente chiarita, ma non del tutto, da fonti vicine al regime. Yousef Pezeshkian, figlio del presidente iraniano e consigliere governativo, ha utilizzato Telegram per rassicurare la popolazione, affermando di aver avuto notizie da contatti diretti secondo cui Khamenei sarebbe “sano e salvo”. Una versione, quest’ultima, che trova riscontro nelle dichiarazioni di una fonte israeliana riportate dalla Cnn, secondo cui la Guida sarebbe comunque rimasta ferita a un piede e al volto nell’attacco del 28 febbraio costato la vita al padre, l’Ayatollah Ali Khamenei, ma che ora si troverebbe in un luogo sicuro e protetto, con le comunicazioni fortemente limitate per ragioni di sicurezza.

Le parole di Trump su una fine imminente e i retroscena della decisione

A gettare una luce quasi paradossale sulla situazione in rapido divenire ci hanno pensato le parole di Donald Trump. In un’intervista telefonica concessa ad Axios, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato senza mezzi termini che il conflitto con Teheran “finirà presto”, motivando l’affermazione con una considerazione prettamente militare: “non c’è praticamente niente più da bombardare”. Trump ha dipinto un quadro di avanzamento oltre le più rosee aspettative, sostenendo che gli Stati Uniti sono molto in anticipo sui tempi previsti e che i danni inflitti al nemico, persino nella fase iniziale di sei settimane, hanno superato ogni previsione, ribadendo però il concetto che sarà lui, e solo lui, a decidere quando calerà il sipario sull’operazione: “quando voglio che finisca, finirà”. Un’affermazione che, incidentalmente, ha messo in luce qualche divergenza di vedute con l’alleato israeliano: il ministro della Difesa Israel Katz, infatti, ha contemporaneamente dichiarato che le operazioni continueranno “senza limiti di tempo” fino al raggiungimento della vittoria, alimentando i retroscena di un confronto serrato all’interno dell’alleanza.

Nella stessa intervista, e in successive dichiarazioni pubbliche in Florida, il presidente è tornato anche sui retroscena che hanno portato all’escalation, ammettendo che la decisione di attaccare l’Iran è stata fortemente influenzata dai pareri del suo team di consulenti. La situazione, secondo il racconto di Trump, stava degenerando rapidamente, e il punto di non ritorno sarebbe stato superato sulla base di ciò che gli riferivano figure chiave come l’inviato Steve Witkoff, il genero e consigliere Jared Kushner, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e lo stesso segretario di Stato Marco Rubio, tanto coinvolto nella questione da convincere il presidente che un attacco di Teheran fosse imminente se non si fosse agito preventivamente. Oltre a dichiarare di aver distrutto decine di imbarcazioni navali e siti di produzione di droni, con una conseguente riduzione degli attacchi, Trump ha lanciato un avvertimento chiaro all’Iran riguardo a eventuali tentativi di bloccare lo Stretto di Hormuz o di扰 supply of oil, preannunciando una risposta molto dura in tal caso.

Description: L’Onu vota una risoluzione per fermare gli attacchi iraniani ai Paesi del Golfo. Trump annuncia la fine imminente della guerra e svela i retroscena sulle consulenze che hanno portato all’attacco.

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