Miliardari italiani, il club si allarga: sono 79 e valgono 357 miliardi
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Redazione Economia
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La ricchezza, nel nostro Paese, continua a concentrarsi in un numero sempre più ristretto, seppur in crescita, di mani. L’ultima rilevazione di Forbes, aggiornata alla fine del 2025, fotografa una tendenza ormai consolidata: il numero degli individui con un patrimonio superiore al miliardo di dollari, che molti definiscono con un certo pragmatismo "super ricchi", ha infatti raggiunto quota 79, segnando un incremento di cinque unità rispetto alla classifica primaverile. Un dato che, al di là della mera conta, riflette un dinamismo economico circoscritto a settori ben precisi, dai dolciari alla finanza, passando per il controverso mondo delle criptovalute, i cui profitti stratosferici continuano a generare fortune di portata inedita.
Le posizioni di vertice, tra cioccolato e asset digitali
La graduatoria, che non tiene conto delle fluttuazioni dei mercati in tempo reale ma offre comunque una stima significativa, vede confermarsi al primo posto Giovanni Ferrero, alla guida dell'omonimo impero dolciario, il cui patrimonio personale è valutato 41,3 miliardi di dollari. A seguire, a distanza non eccessiva, si piazza Andrea Pignataro, fondatore del gruppo Ion, con 36,9 miliardi, mentre il podio viene chiuso da Giancarlo Devasini, co-fondatore e chief financial officer di Tether, la società emittente dell'omonima stablecoin, il cui patrimonio è stimato in 22,4 miliardi. La presenza così marcata di esponenti del settore crypto nelle prime posizioni – con il quarto e quinto posto occupati rispettivamente da Francesco Gaetano Caltagirone (9,8 miliardi) e Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether (9,5 miliardi) – indica una rapida ascesa di ricchezze costruite al di fuori dei tradizionali circuiti industriali.
La geografia della ricchezza e il valore complessivo
Se il dato numerico, di per sé, racconta di un’élite in espansione, ancor più significativo è l’ammontare complessivo della ricchezza detenuta da questo gruppo, cresciuto in pochi mesi da 339 a 357,2 miliardi di dollari. Una somma che, distribuita in maniera così diseguale, solleva interrogativi strutturali sulla redistribuzione e sul fisco, benché l'analisi di Forbes si limiti alla mera quantificazione. La Lombardia, com’è prevedibile, rimane il bacino principale, ospitando molti di questi grandi patrimoni, spesso legati a holding finanziarie o a storiche dinastie imprenditoriali che hanno saputo innovarsi, come nel caso di Ferrero, acquisendo marchi internazionali e diversificando la produzione.
Un fenomeno in movimento, lontano dalla cronaca nera
A differenza di certi fatti di cronaca nera, che vedono la magistratura indagare su ricchezze di dubbia provenienza spesso legate a reati gravi, le fortune censite da Forbes hanno per lo più un'origine dichiarata e legale, frutto di attività imprenditoriali o finanziarie. Questo, tuttavia, non le sottrae dal dibattito pubblico sulla crescente disuguaglianza, un tema che periodicamente riemerge quando vengono pubblicati studi e classifiche del genere. La lista, del resto, è in costante evoluzione: alcuni nomi escono, altri entrano, e i valori patrimoniali fluttuano con gli andamenti di borsa e delle materie prime, come lo zucchero e il cacao, fondamentali per un colosso come Ferrero. Il quadro che ne emerge, insomma, è quello di un’Italia in cui una fetta significativa della ricchezza totale è controllata da poche decine di persone, un dato di fatto che alimenta discussioni sia di carattere economico sia, inevitabilmente, sociale.




