Festa del papà 2026, il 19 marzo tra sacro e profano: perché cade proprio in questo giorno e cosa fare con i bambini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il 19 marzo 2026, giovedì, l’Italia si fermerà idealmente per celebrare la festa del papà, una ricorrenza che, al contrario di quanto si potrebbe pensare, non è stata istituita per fini commerciali o per emulare celebrazioni straniere come accaduto per altre festività laiche, ma affonda le proprie radici in una tradizione religiosa antichissima, tanto che le prime tracce di un culto dedicato alla figura paterna per eccellenza, San Giuseppe, risalgono a periodi storici ben precedenti l’anno Mille. Fu infatti intorno al 300 dopo Cristo che in Oriente si inizi a venerare la figura di Giuseppe, identificato come il padre putativo di Gesù, colui che, secondo le scritture, accettò silenziosamente il proprio ruolo e protesse la Sacra Famiglia; un culto che poi, nei secoli successivi, si diffuse gradualmente anche in Occidente, trovando una sua prima collocazione ufficiale nel calendario liturgico romano grazie a papa Sisto IV nel lontano 1479, il quale volle così sottolineare l’importanza della figura del padre come esempio di umiltà, lavoro e dedizione familiare. La data del 19 marzo, nello specifico, non fu scelta in maniera casuale, ma corrisponderebbe, secondo la tradizione agiografica, al giorno della morte del santo, e per secoli, fino al 1977, questa ricorrenza è stata considerata festiva a tutti gli effetti anche per lo Stato italiano, salvo poi essere trasformata in giorno feriale da una legge del 1977, la numero 54, che ridusse il numero delle festività civili, mantenendo però intatto il significato affettivo e religioso della celebrazione che, nelle famiglie e nelle parrocchie, continua a essere tramandata di generazione in generazione. La scelta del 19 marzo, inoltre, si intreccia indissolubilmente anche con antichi riti pagani legati al ciclo delle stagioni e al passaggio dall’inverno alla primavera, riti che la Chiesa ha spesso assorbito e reinterpretato in chiave cristiana: non è un caso, infatti, che in molte regioni d’Italia, specialmente nel Centro e nel Sud, la notte del 18 marzo o la sera stessa del 19 si accendano grandi falò, i cosiddetti “fuochi di San Giuseppe”, per celebrare la fine del freddo e propiziare un buon raccolto, tradizioni che sopravvivono ancora oggi con un forte carattere comunitario e identitario, come accade ad esempio a Itri, in provincia di Latina, o a Mattinata in Puglia, dove il gran falò giunge quest’anno alla sua venticinquesima edizione, trasformando l’evento in un’occasione di festa popolare che unisce musica, prodotti tipici e momenti di aggregazione intergenerazionale.

Dai riti antichi ai musei aperti, un calendario ricco di appuntamenti per le famiglie

La ricorrenza del 19 marzo, nel 2026, si presenta dunque come un’opportunità variegata per trascorrere del tempo di qualità con i propri figli, muovendosi tra eventi che spaziano dalla riscoperta delle tradizioni più autentiche a offerte culturali di respiro nazionale, in un panorama che vede coinvolte tanto le piccole realtà locali quanto le grandi istituzioni museali. Il Friuli Venezia Giulia, ad esempio, si prepara a vivere la Sagra di San Giuseppe nel borgo di Laipacco di Tricesimo, dove giovedì 19 marzo l’apertura dei chioschi gastronomici farà da cornice alla messa solenne e alla successiva processione per le vie del paese, momenti di fede e condivisione che si protrarranno fino a tarda sera con l’intrattenimento musicale della banda cittadina. Scendendo lungo la penisola, in Basilicata, il paese di Corleto Perticara rinnoverà l’undicesima edizione della “Notte dei Falò”, un evento ormai riconosciuto come patrimonio immateriale della comunità locale, che per due giorni, il 18 e il 19 marzo, animerà il centro storico con incontri culturali, laboratori creativi per bambini, poesie dedicate alla figura paterna e, momento clou della serata, l’accensione della grande pira in Piazza Plebiscito attorno alla quale ci si stringerà per degustare le tradizionali zeppole e stare insieme. E proprio i dolci, come noto, rappresentano uno degli elementi caratterizzanti di questa giornata: le zeppole di San Giuseppe, nella loro variante napoletana fritta o al forno con crema e amarena, oppure le sfince siciliane con ricotta e gocce di cioccolato, o ancora i bignè di Roma e del Lazio e le frittelle di riso toscane, sono il simbolo gastronomico di una festa che lega indissolubilmente il sacro al profano, narrando la leggenda secondo cui, durante la fuga in Egitto, San Giuseppe vendesse frittelle per mantenere la sua famiglia, un racconto che ha attraversato i secoli arrivando intatto fino alle nostre tavole.

L’omaggio di Mediaset e le iniziative nei musei per vivere la città con occhi nuovi

Parallelamente agli eventi folkloristici e alle sagre paesane, la festa del papà 2026 vedrà anche una significativa presenza sui media e nei grandi centri urbani, con iniziative pensate per coinvolgere le famiglie in un contesto più moderno ma non per questo meno sentito. Mediaset, a partire da mercoledì 18 marzo, diffonderà su tutte le sue reti la campagna istituzionale intitolata “Ogni giorno, per tutta la vita. Grazie papà”, uno spot voluto dal gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi che, attraverso un linguaggio semplice ed evocativo fatto di immagini di vita quotidiana, piccoli gesti e momenti condivisi, intende celebrare il legame profondo che unisce padri e figli nelle diverse fasi dell’esistenza, sottolineando come la presenza paterna sia una costante che accompagna la crescita e le sfide di ogni giorno. Sul fronte delle iniziative culturali, invece, molti musei italiani hanno scelto di aprire le loro porte con modalità speciali: il Museo Egizio di Torino, ad esempio, offrirà l’ingresso gratuito a tutti i papà che accompagneranno i propri figli muniti di biglietto pagante, un’occasione unica per condividere la meraviglia di una delle collezioni egizie più importanti al mondo, mentre a Milano le Gallerie d’Italia hanno in programma per il pomeriggio del 19 marzo un laboratorio dal Titolo “Al museo con papà”, un’attività pensata per le famiglie durante la quale le opere d’arte prenderanno vita attraverso il teatro, il movimento e l’improvvisazione, permettendo a grandi e piccoli di interagire con la bellezza in modo giocoso e partecipato, il tutto al costo simbolico di cinque euro per l’attività, con ingresso gratuito per il bambino e il suo accompagnatore. Non mancano, infine, iniziative in località montane come Livigno, dove il MUS! Museo propone una caccia agli antichi mestieri per le famiglie, con ingresso gratuito dedicato ai papà, a dimostrazione di come, in ogni angolo d’Italia, la ricorrenza del 19 marzo continui a rappresentare un momento prezioso per fermarsi, riflettere sul ruolo educativo e affettivo della figura paterna e, soprattutto, per stare insieme, riscoprendo il piacere della lentezza e della condivisione in un’epoca che corre sempre più veloce.

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